La vita non è un dono ma un diritto

eutanasiaHo letto il pensiero di Pierluigi Castagnetti in merito a Eutanasia e fine vita.
Egli ritiene “che l’ordinamento non possa contemplare l’autorizzazione “a dare la morte” (eutanasia), neppure a se stessi (suicidio)” e che “la legge deve affermare e difendere la vita, l’umanità e la dignità della vita, promuovendone le condizioni necessarie.”
Non sono d’accordo.
Basterebbe anche solo far notare che nessun disegno di legge e in nessun paese prevede l’obbligo di pratiche eutanasiche, ma che anzi esse, dove previste, possono essere agite solo dopo una richiesta libera e sgombra da pressioni effettuata dalla persona interessata (in un momento in cui egli era nel pieno possesso delle sue facoltà) e che tale richiesta viene vagliata da medici e sottoposta a continue richieste su ripensamenti, che possono giungere fino all’ultimo minuto. E che, nel caso del testamento biologico, è delegata a persone di assoluta fiducia la eventuale richiesta di accelerazione del decesso..
Cioè basterebbe dire: “se sei contro non chiederla per te”. Principio che vale per ogni diritto civile: i diritti non sono obblighi: sono opportunità che chi vuole può agire e chi non vuole può lasciare nel cassetto. Fu così per il divorzio, per l’aborto. Sarebbe così per l’eutanasia e per il matrimonio fra persone dello stesso sesso: se sei contro astieniti dal farlo.
Ancora: basterebbe dire che quello di “dignità della vita” è un concetto strettamente personale e che nessuno può obbligare altri ad accettare la vita (intesa come mera sopravvivenza in attesa della morte) se essa ha già cessato di avere quelle qualità minime che la rendono tale (e cioè se il male ha fatto perdere al soggetto richiedente e al suo corpo ogni voglia di continuare a lottare inutilmente, ovvero il dolore ha superato ogni voglia di sopportarlo, o, ancora, se si ritiene che quella che altri chiamano vita è già qualificabile come morte).
Che la vita, per molti, me compreso, non è un dono ma un diritto.
Il problema è che, purtroppo, siamo alle solite: una parte del paese (al solito: quello cattolico) vuole indicare a tutti quale sia il corretto modo di vivere secondo i principi della loro fede. Non considerando neppure lontanamente che ogni cittadino, in uno stato non etico e di diritto, ha la propria morale e ha diritto a seguirla, che non esistono, in uno stato laico, morali più lecite.
Che ogni cittadino ha diritto di vivere secondo i propri principi se essi non ledono la libertà degli altri.
Perché al di fuori di questo principio si scende nello Stato religioso, che impone a tutti la propria legge, i propri principi e la propria fede. E che quando si imbocca questo sentiero, lo vediamo in diverse parti del mondo, non c’è limite al peggio.

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