Esiste a vostro avviso qualcuno in Italia capace di reperire risorse per lo Stato senza ricorrere automaticamente e sistematicamente a nuove tasse? Se sì, si faccia avanti. Che otterrebbe alle prossime elezioni una quantità di voti molto vicina al 100%. Probabilmente avrebbe il gradimento, nel segreto dell’urna, degli stessi oppositori.
Quello che appare come l’ultimo diktat europeo di falcidiare consumi e auspicabile ripresa con un nuovo aumento dell’Iva, appare come l’ennesima prova provata che nessuno nell’attuale scenario politico nazionale è in grado di invertire l’intrapresa rotta di deriva in mare aperto. Di una nazione e di un popolo al limite di pesantissime tensioni sociali.
Continuare a strozzare le famiglie e a mortificare l’impresa senza mettere mano (o molto poco rispetto al buon senso) alla spropositata spesa pubblica per il mantenimento di apparati statali dal sapore borbonico, senza avanzare una deciso progetto di cancellazione dei privilegi politici, di moderazione negli stipendi d’oro nelle cariche istituzionali, nelle poltrone manageriali e nell’accumulo di profumate pensioni, non significa solo continuare ad alimentare sacche di diseguaglianze non degne di un Paese civile.
Ma anche dare il colpo di grazia alle speranze di una nazione che guarda angosciata al futuro delle nuove generazioni, dando già per spacciato il presente di quelle in attività. Mettere a rischio il concetto stesso di rappresentatività democratica, laddove gli eletti non vogliono o non riescono (la sintesi non cambia) ad agire in nome di quel “bene comune” di cui si riempiono la bocca ad ogni taglio di nastro.
Ma soprattutto un crescente numero di poveri, non più in grado di accedere agli svaghi dell’intelletto e ormai alle soddisfazioni di pancia, guarda incredula ai discorsi di chi li governa piangendo magari nell’annuncio di ulteriori sacrifici dei soliti noti. Mentre nessuno esempio, consono ai tempi, arriva dai soliti (sempre più) pochi.