Firenze -.“Invito tutti, con grande affetto, a prendervi cura dei poveri più amati del Signore: le monache di clausura! Questi centri di orazione – cellule vitalissime del corpo mistico di Cristo – si trovano spesso in gravissime difficoltà economiche e devono essere assistiti da noi”. Sono parole di Giorgio La Pira che negli anni Cinquanta, attraverso il Consiglio Superiore Toscano delle Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli, decise di assistere i monasteri alleviandone le difficoltà economiche. Alla fitta corrispondenza tra il Sindaco santo e le madri badesse è dedicato il volume Monasteri in dialogo con il mondo (Polistampa, ill. col, pp. 160, euro 20), basato sui carteggi del Fondo Torricelli custodito dall’associazione fiorentina Arcton.
Il libro sarà presentato martedì 10 giugno alle 16.30 a Firenze nella Sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi (Via Cavour, 3). Interverranno Piero Meucci, presidente dell’Associazione Arcton ETS, Patrizia Giunti, presidente della Fondazione Giorgio la Pira, Elena Giannarelli, docente e curatrice del volume, Maria Sechi, archivista di Arcton, monsignor Gilberto Aranci, responsabile dell’Archivio storico diocesano, e Maria Giovanna Manetti, madre badessa del monastero di Santa Marta. Modera Andrea Fagioli, giornalista e curatore del volume.
In sette saggi illustrati dedicati ad altrettanti monasteri dell’area fiorentina, il libro ricostruisce la condivisione profonda tra le monache di clausura e La Pira, offrendo al tempo stesso al lettore uno sguardo dentro le mura di questi luoghi di preghiera. “Si affacciano alla ribalta”, scrive Patrizia Giunti, “gli ambienti che hanno visto scorrere la vita delle claustrali, le loro esperienze di donne e di consacrate, il loro essere forza nel mondo stando fuori dal mondo”. Le lettere, datate tra il 1951 e il 1955, consentono di tracciare lo stretto rapporto umano, talvolta al limite del confidenziale, nato in molte circostanze grazie all’iniziativa lapiriana.
Attraverso le “circolari”, accompagnate da assegni di importo variabile, si offriva un supporto economico per poter mitigare, almeno in parte, le sofferenze terrene e contingenti. Ma in un certo senso era richiesta una contropartita: il Sindaco santo si rivolgeva alle monache affinché esse, interlocutrici per eccellenza con Dio, potessero intercedere per richiedere un intervento diretto nelle vicende umane con lo scopo di far attuare il precetto divino, affinché “si costruisca nel mondo una società nuova, ad ispirazione cristiana, nella quale a tutte le creature umane sia assicurato il lavoro, la casa, il pane e quanto è essenziale ad una modesta ma dignitosa vita umana”. Nella preghiera delle monache, lo statista vedeva uno strumento per difendere il mondo dalla minaccia della guerra. In tempi nei quali si riaffaccia l’incubo di un nuovo conflitto mondiale, il libro ripropone quel dialogo nella speranza che possa aiutare le coscienze a opporsi a tutto ciò che spinge l’umanità verso il precipizio.