La sfida dell’accoglienza: tra container e polemiche in arrivo 2300 “profughi”

In arrivo 2300 (presunti) profughi nella sola provincia reggiana per un costo tra i 46 ed i 60 milioni di euro. Alcuni comuni non ci stanno, altri discutono sulle modalità di sistemazione. Andrea Capelli (Pd) boccia la proposta container di San Martino in Rio

pesceCi sono nazioni come Austria, Ungheria, Danimarca che non hanno accolto nemmeno un migrante, tra quelli previsti nel piano di emergenza di redistribuzione europea dei profughi; Reggio invece, da sola, arriverà ad accoglierne 2.300 nel periodo tra giugno 2017 e fine 2018; una quota di accoglienza che, tanto per fare un raffronto, è inferiore a quella che era stata prevista per l’intera Finlandia (2078, ma da Helsinki hanno dato via libera per ora solo a 1.820 arrivi: e sono tra i più virtuosi in Eu). Basterebbero questi numeri per capire che l’accoglienza dei rifugiati, (o sedicenti tali: il dibattito è aperto), è un’emergenza di quelle che scottano.

I numeri che citiamo sono contenuti in una risoluzione approvata dalla maggioranza del parlamento europeo lo scorso 18 maggio, che condanna il comportamento degli stati membri, in quanto hanno accolto solo l’11% del totale dei migranti previsti (solo 18.770 sui 160mila previsti). Il problema si scarica su noi italiani: i numeri reggiani dell’accoglienza sono, come dicevamo, di tutto rilievo. E’ alle fasi finali un bando della Prefettura che prevede queste dimensioni di accoglienza: 2.300 posti, da gestire con un importo a base di gara di 35 euro ciascuno per il periodo primo giugno 2017 – 31 dicembre 2018. Un anno e mezzo che al contribuente costerà 46 milioni e 609mila euro, solo per la provincia di Reggio, ma è previsto un ulteriore semestre di proroga che potrebbe portare la somma totale a 61 milioni di euro. Tanto per fare un raffronto, giugno 2016 i profughi in terra reggiana erano “solo” 1000 – 1100, e già allora si parlava di situazione insostenibile, tanto che diversi comuni si rifiutavano di fare accoglienza.

Un anno dopo dal Pd sostengono che il sistema di accoglienza, pur tra polemiche e diversi casi di degrado nei quartieri ‘accoglienti’, finora abbia tenuto (non la pensano così i comitati cittadini, che sono pronti a sfilare contro il comune per scongiurare nuovi arrivi nei quartieri). Ma in questa fase l’emergenza sta avendo dei risvolti sempre più vicini alla soglia dell’inaccettabilità: basti vedere quanto sta accadendo a San Martino in Rio, dove i nuovi arrivi sono dislocati in container ad alto rischio degrado. Si trovano in via Magnanini, a un chilometro dal centro, non hanno servizi se non bagni chimici esterni: sarà una bella sfida realizzare un progetto di integrazione, tanto che lo stesso sindaco del Comune, Paolo Fuccio, parla di sistemazione temporanea.

In consiglio comunale, il capogruppo Pd Andrea Capelli ha preso le distanze da questo tipo di sistemazione: “Le previsioni che riguardano gli arrivi non parlano di diminuzione anzi. E ha fatto bene la prefettura a stabilire una redistribuzione delle presenze sulla provincia, visto che non ci sarà una riduzione del fenomeno. Quello che come maggioranza abbiamo discusso insieme alla giunta è di evitare le baraccopoli fatte di container. Cerchiamo di dare una sistemazione di dignitosa e di evitare anche il sovraffollamento negli appartamenti”.

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