La rivoluzione dei diti medi – Voglio un castello

La rubrica settimanale di Eugenio Azzinnari. Scorretta, inutile, dissacrante e provocatoria

Tra gli annunci sui giornali, proco prima di quelli erotici,  ho trovato questo annuncio: “AAA – Vendesi Castello di Castellarano (RE), in ottime condizioni, ben areato, ottima posizione, a quattro passi dal centro. Ottima location per feste e ritrovi. No perditempo. Per informazioni rivolgersi urgentemente al comune di Castellarano.”

Mi strofino gli occhi, metto a fuoco meglio, controllo che nel bicchier d’acqua non sia stata sciolta qualche sostanza stupefacente a mia insaputa, poi riapro gli occhi, sospiro brevemente per ossigenare meglio le sinapsi, e rileggo. Ebbene sì. L’annuncio è proprio quello!

Colto da una pericolosa forma d’ansia, per paura di perdere l’affare, chiamo la mia banca, rompo il salvadanaio maialino in terracotta, e mi do da fare. Comprare il castello è un affare che non si può perdere.

Ok che vanno gli appartamenti minimal, ok che c’è la crisi, ok che adesso c’è anche l’Imu che per un castello dovrebbe essere abbastanza onerosa, ma ci pensate? Vivere in un castello come un Re sarebbe un ottimo spunto per la mia autostima. Organizzerei festini bunga bunga ogni sera, farei delle serate a tema, comprerei anche delle maschere alla “Eyes Wide Shut” giusto per mantenere quella riservatezza ai miei nuovi futuri amici sicuramente ben disposti a partecipare ai festini.

Per finanziare il mantenimento del castello potrei organizzare qualche noiosa mostra di quadri, magari prendendo appunti da quelle riuscitissime di palazzo Magnani a Reggio, oppure organizzare cene peccaminose a base di industriali e imprenditori, o infine, darlo in affitto una volta a settimana alla Ndrangheta che lo utilizzerebbe indiscutibilmente per i suoi riti di iniziazione. Pensate al fascino che tale iniziazione assumerebbe in cotanto sfarzo. Poi quelli pagano, sono una azienda abbastanza in salute, soprattutto a Reggio.

Che sogno! E che figata! Pervaso da un entusiasmo biochimicamente pericoloso, e assalito da visioni mistiche,  mi precipito a Castellarano a chiedere informazioni e a ringraziare personalmente il sindaco Rivi capace in un solo anno di creare un buco da 2 milioni di Euro nella casse del comune. Buco da ripianare appunto con la vendita del Castello. Che pena!

Rivi, un uomo d’altri tempi. Come è possibile che un Comune in un solo anno possa generare un buco da 2 milioni di Euro? E soprattutto,  vendere un castello, vendere un simbolo,  risolve il problema? E’ come se un padre di famiglia, in mezzo ai debiti, vendesse uno dei suoi figli.

L’aspetto drammatico è che vien dato tutto per scontato. I responsabili non verranno puniti, nessuno si prenderà la colpa, tutti stamperanno un sorriso di rassegnazione, compresi i cittadini, e si accetterà passivamente la gravissima situazione.

Il dito medio della settimana va dunque all’amministrazione comunale guidata da Rivi, nell’augurio che quest’ultimo si armi di buon senso e i problemi li risolva da vero primo cittadino non prendendo le strade più comode. E più stupide.

Detto ciò, iniziata l’estenuante trattativa, e ringraziata caldamente tutta l’amministrazione Rivi per avermi dato la possibilità di comprare un sogno, una domanda invade pesantemente i miei pensieri e mi porta in assoluta depressione: Che nome dò al mio nuovissimo, agognato castello? Serve un nome misterioso e fascinoso, serio ma non troppo, autoritario ma divertente…  Suggerimenti?

Grazie

Reggio Emilia, La rivoluzione dei diti medi.

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