La profezia di Nostragrazianus: Delrio vaticina il dopo-referendum

Graziano Delrio vaticina le dimissioni di Renzi in caso di vittoria del no, intanto domenica urne aperte fino alle 23 per uno dei referendum più divisivi di sempre. Alle 12, affluenza in Italia al 20%, oltre il 26% nel reggiano

Delrio prepara il dopo-referendum

Lo ha detto il ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio, uno degli uomini più vicini al presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Vincesse il No credo che Renzi andrà dal capo dello Stato a rassegnare le sue dimissioni”. Poi per la verità il ministro ha in seguito precisato che il premier, a suo avviso, salirebbe le scale del Quirinale non per dimettersi ma per verificare se vi sarebbe la possibilità di proseguire.

Il ministro delle Infrastrutture Delrio lo ha detto partecipando a Cartabianca in onda su Rai3. Mentre Silvio Berlusconi ha spiegato che “il referendum è “pericoloso, pericoloso per la democrazia” e che “se vince il sì Renzi diventa il padrone partito, del Senato della Camera insomma dell’Italia. Il rischio che siamo fuori dalla democrazia”. Per Grillo e il Movimento Cinque Stelle: “Sia che si vinca sia che si perda il paese è spaccato. Siamo alla stasi mentale, è una situazione da guardare dal punto di vista neurogastrologico”.

Urne aperte

Intanto si è conclusa la campagna referendaria per il voto sulle riforma della Costituzione. Fino alle 23.00 di domenica 4 dicembre, quando si chiuderanno le urne, è in vigore il silenzio elettorale. I seggi resteranno aperti domenica 4 dicembre dalle 7.00 alle 23.00 in tutta Italia. Subito dopo la chiusura delle urne comincerà lo spoglio delle schede, sia del voto in Italia, sia del voto degli italiani all’estero.

Non è previsto il raggiungimento di un quorum: la consultazione sarà valida indipendentemente dal numero dei voti espressi. A votare sono chiamati 46.714.950 elettori sul territorio nazionale – di cui 1.344 residenti all’estero che hanno optato per il voto in Italia – nonché 3.963.580 residenti all’estero e 31.462 temporaneamente all’estero che hanno presentato richiesta di voto per corrispondenza. I diciottenni che potranno votare per la prima volta saranno 354.010: 182.533 uomini e 171.477 donne.

Caso Ferrarini

“Quando si dice una fetta di prosciutto sugli occhi. Io e un altro collega parlamentare, Massimiliano Bernini, siamo stati contattati da diversi dipendenti di Ferrarini che denunciano di avere ricevuto questa lettera che sprona a votare si al referendum, sottoponendoli ad un’impropria pressione. È inammissibile che un’azienda faccia pressione sui propri dipendenti”.

La denuncia, con tanto di lettera che, inequivocabilmente, invita a votare sì al referendum arriva da Maria Edera Spadoni, deputata pentastellata impegnata con il suo Movimento a sostenere la campagna del no al referendum.

All’inizio della missiva si fa genericamente riferimento al senso civico dei lavoratori e c’è un invito a recarsi alle urne. Si spiega che i cittadini “non sono chiamati a votare sulla nuova legge elettorale” e che “non sono chiamati ad esprimere una preferenza politica”.

Poi però si fa cenno ai vantaggi che un eventuale sì potrebbe comportare: leggi più veloci, meno poltrone ai politici, meno poteri alle Regioni, chiusura definitiva delle province e abolizione del Cnel. Si ricorda infine la visita del presidente del Consiglio all’azienda dello scorso giugno e poi il finale. “La nostra preghiera è quella di sensibilizzarvi a votare Sì al referendum del prossimo 4 dicembre”.

La lettera è firmata dal presidente dell’azienda, Lisa Ferrarini. La vicepresidente di Confindustria con delega all’Europa già all’epoca della visita del premier a giugno aveva lanciato un appello per il sì e non ha mai nascosto di avere un certo feeling politico con il premier.

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