Ha imparato bene la lezione la neo-eletta 28enne consigliera regionale Ottavia Soncini e chi con lei canta il refrain sull’importanza della partecipazione. La Soncini addirittura la butta sul sangue versato dai padri per la possibilità di avere libere elezioni. Che in parte è vero; ma le sfugge che la caratteristica delle democrazie moderne è al contrario l’altrettanto libera scelta del non voto senza conseguenze civili. Estrema conquista contro le farse (ancor oggi disseminate nel mondo) delle elezioni a tutti i costi con partito unico. In sostanza è solo il trionfo del libero arbitrio (posso votare se lo voglio ma anche no se non voglio) che qualifica lo stato di avanzamento di un sistema complesso. Contro lo sciocchezzaio (ma anche l’ignoranza) di chi, pure tra politici e amministratori, scrive che ha ragione solo chi si reca fiduciosamente alle urne. Pena, il rischio di traballamento della democrazia. Il messaggio è chiaro; nel subconscio di costoro si alligna la certezza che la democrazia è rappresentata da loro stessi medesimi.
Per questo l’aver derubricato come problema di seconda mano l’afflusso alle urne da parte di Matteo Renzi è una mera castroneria. Che ha messo in difficoltà lo stesso Stefano Bonaccini. Il quale la pensa in modo affatto diverso. Sotto questo profilo è illuminante l’intervento di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera: che parla di una “laicizzazione” del (non) voto emiliano-romagnolo. Laddove per laicizzazione si deve intendere un’accezione positiva lontana cioè dai dogmi acritici dei partiti. Se si scelgono candidati ritenuti non idonei dall’elettorato, se si fanno campagne elettorali vuote di contenuti, di volta in volta la natura contingente dell’offerta politica determina l’afflusso, non più l’input divino delle ideologie o ciò che ne resta.
Che gli elettori siano oggi molto più critici di chi continua ad essere mantenuto, direttamente o no, da partiti e sodalizi elettorali è sotto gli occhi di tutti. Basta frequentare minimamente i social per rendersi conto dei meccanismi retorici che regolano l’appartenenza più o meno sfumata ad un’organizzazione partitica. E dove le regole del dentro o fuori sono sempre più sottilmente legate ad automatismi compiacenti. Queste elezioni in sostanza, leggendole dall’altra parte, possono restituire in realtà un’idea di elettorato più maturo di coloro che gli stessi scarsi votanti hanno mandato in Regione.