La grande bugia

La truffa dell’abolizione del finanziamento pubblico: così i partiti incasseranno molto di più

La grande bugiaL’articolo 1 del disegno di legge non lascerebbe spazio a dubbi: “E’ abolito il finanziamento pubblico ai partiti”. Ma è davvero così? No, a meno che le parole abbiano ancora un significato. Non solo il finanziamento pubblico non è stato abolito, ma i partiti potrebbero incassare molti più soldi rispetto a quelli attuali grazie alla nuova legge. Vediamo perché.

Innanzitutto è necessario chiarire che nel 2013 non cambierà nulla. Se il disegno di legge sarà approvato entro quest’anno, a partire dal 2014 scatterà la riduzione degli attuali rimborsi elettorali ma solo nel 2017 spariranno. In compenso dal 2014 scatteranno agevolazioni fiscali alle donazioni private e la possibilità di finanziare i partiti attraverso un meccanismo di “destinazione volontaria del 2 per mille dell’imposta sul reddito”. A dire il vero il finanziamento pubblico non sparirà del tutto, perché lo Stato metterà a disposizione delle forze politiche sedi e spazi televisivi.

Il meccanismo del versamento ai partiti del 2 per mille peraltro nasconde delle insidie: ciascun contribuente potrà decidere di destinare il 2 per mille della propria imposta sul reddito al partito di suo gradimento oppure, in alternativa, allo Stato. Si tratta di un fiume di denaro che entrerà nelle casse dei partiti: se nel 2010 l’otto per mille ammontava a circa un miliardo e duecento milioni, è sufficiente dividere per quattro questo importo ed il conto è fatto. E cosa succederà al due per mille di chi nulla dirà (non optando né per i partiti né per lo Stato)? Vale il principio del silenzio assenso: i soldi finiranno ai partiti a meno che io non dia un’indicazione diversa. Ma i cittadini che non optano per alcuna scelta sono la maggioranza.

A ciò si aggiunge il fatto che la legislazione attuale non fissa un tetto all’uso del 2 per mile e non è escluso che anche a regime – dal 2017 o dal 2018 – l’ammontare del finanziamento possa essere superiore a quello attuale. Qualcuno ha parlato di fissare la soglia intorno ai 61 milioni di euro all’anno: vorrebbe dire 330 milioni di euro sui cinque anni di legislatura contro gli attuali 160 milioni di cosiddetti rimborsi elettorali.

Sarà poi possibile per i cittadini italiani effettuare delle donazioni ai partiti con una detrazione fino al 52%, con più favorevole rispetto a quello cui ha diritto chi vuol sostenere la ricerca sul cancro. Ma non è tutto, perché lo Stato continuerà a finanziare i partiti, direttamente e indirettamente attraverso la concessione di spazi televisivi, detrazioni fiscali e immobili, tutte agevolazioni che hanno un costo. A qusto conto vanno aggiunti l’esenzione dell’Imu per le sedi politiche, i contributi pubblici alla stampa di partito (circa un miliardo di euro dal 1990 a oggi), le agevolazioni postali per il materiale elettorale e i finanziamenti ai gruppi dei consigli regionali, questi ultimi voci molto consistenti del finanziamento pubblico ai partiti.

L'”abolizione del finanziamento pubblico ai partiti” è in realtà uno dei più grandi regali che i partiti si siano mai fatti.

 

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