Adesso si porta addosso tutta la croce dello sputtanamento generale (un pochino meritata per la verità) il “povero” Rosario Genovese, reo di aver commesso l’errore di acquistare (per chi è del tutto ininfluente e sono letteralmente…cavoli suoi) un bel dildo vibrante facendolo rimborsare alla comunità. Una mal interpretata morale cattolicheggiante guarda con un surplus di sdegno a questo acquisto hot. Ma in realtà non c’è alcuna differenza né morale né legale se invece dell’ammennicolo erotico ti fai rimborsare senza motivo ufficialmente giustificabile per esempio viaggi, cenette o convegni.
In realtà tutti o quasi (Roberta Mori per esempio non è stata manco sfiorata dall’inchiesta ed è bene sottolineare una volta tanto i comportamenti particolarmente virtuosi) hanno ampiamente usato, o abusato secondo la Magistratura, della possibilità di farsi i propri “legalmente”. Perché è davvero di difficilissima interpretazione discernere il pasticcino acquistato per la goduria della propria gola da quello ingollato per “attività inerenti il proprio ruolo istituzionale”. E tutti o quasi, chi più chi meno, a destra o a sinistra come al centro, nonostante i propri compensi non fossero propriamente da fame (sugli 8mila euro mensili), hanno deciso di utilizzare lo strumento del rimborso. Con buona pace dei richiami, altrettanto vibranti supponiamo, della propria coscienza.
La questione allora, per mettere metaforicamente a tacere per sempre inquirenti ed etica, è di natura politica. Come ha giustamente postato su facebook quella vecchia volpe del dossettismo declinato nella contemporaneità e dell’idealismo catto-dem di Pierluigi Castagnetti, in una nota incomprensibilmente poco riportata dai media. Anche nella recente intervista a 7per24 il candidato Pd alla Presidenza Stefano Bonaccini ha assicurato che cancellerà del tutto rimborsi e privilegi. Non abbiamo ora motivo di dubitarne. Avanti allora con questa necessità molto più vibrante del gadget pruriginoso del Genovese.