La Comunità del Vingone e le innovazioni del Concilio Vaticano II

Il libro di Maurizio Bassetti “Essere Chiesa nel post-Concilio”

Firenze – La Comunità parrocchiale di Vingone, quartiere popolare di Scandicci (Fi) nata nel 1965 con il parroco Fabio Masi che accolse le innovazioni del Concilio Vaticano II con entusiasmo e impostò la sua pastorale cercando di seguirle e creando una comunità di fede, che iniziò da subito a sperimentare nuove forme di prassi ecclesiale. Le vicende, le riflessioni e le persone della Comunità sono raccontate nel libro di Maurizio Bassetti, saggista e redattore della rivista fiorentina “Testimonianze”, “Essere Chiesa nel post-Concilio”, Pacini Editore.

La Comunità si trovò a vivere il suo percorso proprio durante i fermenti della fine degli anni Sessanta, di quel “lungo ‘68” che fu caratterizzato dalle utopie del cosiddetto “dissenso” cattolico; anch’essa partecipò a quel clima, con idee e prese di posizioni, sempre però cercando di rimanere all’interno delle istituzioni.

La Comunità di Vingone accolse anche non credenti, che seguirono insieme ai fedeli le attività sociali che caratterizzarono la vita parrocchiale, tra cui una scuola popolare e un doposcuola. Fu un’esperienza particolare in cui il dialogo tra credenti e non credenti si trasformò in una condivisione di vita comunitaria, in una comunità che viveva i valori cristiani, dell’amore per gli altri e dell’impegno per il riscatto dei più deboli, senza l’obbligo di manifestare la fede in Dio, in un rispetto reciproco tra credenti praticanti, credenti non praticanti e non credenti.

La vicenda della Comunità di Vingone appare un esempio, certo molto particolare, ma anche significativo, di come si cercò di essere Chiesa, con tutte le ingenuità, i limiti, ma anche l’entusiasmo di una ricerca di modi più autentici di vivere la fede, sotto la spinta delle innovazioni del Concilio, negli anni ’60-‘70.

Di grande interesse è un’Appendice che contiene omelie di don Masi, relazioni di assemblee della comunità e anche le foto di un piccolo libro di canzoni della comunità scritte da alcuni dei partecipanti. Molto interessante è anche la documentazione fotografica.

L’autore ha fatto una ricerca preziosa della documentazione relativa alla nascita e allo sviluppo di quella comunità, alle sue numerose iniziative, alle collaborazioni messe in atto con molte figure di rilievo della realtà culturale, politica e religiosa fiorentina. Fino ad ora l’attenzione degli storici si era incentrata principalmente sulle più note figure del mondo fiorentino: La Pira, Balducci, Milani. Solo recentemente sono state svolte ricerche innovative e si è acquisita documentazione su altre figure di sacerdoti, come quelle su Bruno Borghi o su Renzo Fanfani e su Fabio Masi stesso; queste ricerche rivelano temi e aspetti fondamentale per conoscere la complessità della realtà religiosa, politica e civile dei decenni del dopoguerra a Firenze. Ma uno degli aspetti più interessanti di questo lavoro è il rilievo e lo spazio dedicato alla comunità, con la descrizione dei protagonisti e delle loro iniziative e modalità di partecipazione. Ė una delle caratteristiche meno indagate di queste realtà di frontiera.

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