Firenze – Fin dall’anno della sua nascita (1903), il Tour de France appartiene in modo speciale alla leggenda del ciclismo. E’ chiamato anche La Grande Boucle (il grande ricciolo) perché, tradizionalmente, percorre i lati dell’ exagone, ha sui Pirenei e sulle Alpi le tappe-chiave e si conclude a Parigi sugli Champs Elysées (fino al 1967 si è concluso allo stadio del Parc des princes).
Sono sette gli italiani che hanno vinto il Tour, nelle varie epoche e questi trionfi hanno contribuito notevolmente a consacrarli campioni,
Il primo è stato Ottavio Bottecchia che nel 1924 indossa la maglia gialla dalla prima all’ultima tappa (nessuno fino ad allora vi era riuscito) e vince anche il Tour del 1925 con oltre un’ora di distacco dal secondo, divenendo così un personaggio molto popolare in Francia oltre che in Italia.
Occorsero altri 13 anni per vedere nuovamente sul podio un italiano. Nell’edizione del 1938 trionfa il ventiquattrenne Gino Bartali che aveva indossato la maglia gialla anche l’anno prima ma una brutta caduta lo aveva costretto a ritirarsi.
Nel 1938 Bartali si prepara con cura, tanto che rinuncia addirittura al Giro d’Italia. Nel corso del Tour attacca sull’ Izoard. Arriva a Briançon con 5’ di vantaggio e conquista la maglia gialla che mantenne per altre undici tappe fino all’apoteosi al Parc des Princes.
Ripete l’impresa nel 1948 in un momento in cui in Francia c’era un forte sentimento antitaliano a seguito della famosa “pugnalata alla schiena” inferta da Mussolini nel 1940 e che era ancora viva nell’immaginario collettivo.
Ma Bartali (che nel 1938 si era rifiutato di fare il saluto romano) divieve popolare tra i francesi: perché vince alla grande, dominando le tappe alpine sui colli come il Vars e l’’Izoard (2360 slm) Galibier (2642) la Croix de fer (2067) , luoghi mitici del ciclismo. Vince con ben 20 minuti di distacco e porta la maglia gialla fino a Parigi Spetta a lui il record della maggiore distanza di tempo fra due vittorie al Tour.
Tra l’altro la vittoria del 1948 ha anche un risvolto extrasportivo in quanto in Italia dopo l’attentato a Togliatti, c’era molta tensione e si era vicini a una guerra civile. Ma quando la radio diffonde la notizia dell’impresa di Bartali la tensione si allenta. Si guadagna così il tempo necessario a evitare il peggio perché le condizioni di Togliatti migliorano e il leader comunista invita a mantenere la calma.
L’anno successivo segna il successo di Fausto Coppi, campione già affermato in quanto aveva già vinto tre Giri d’Italia. Ma il Tour sembrava iniziato male per lui: dopo una caduta, in ritardo di oltre mezz’ora medita di ritirarsi. Per fortuna non lo fece ,anzi la sua rimonta è clamorosa. Vince la cronometro a La Rochelle poi,sui Pirenei, guadagna altri minuti. La stoccata decisiva la da sulle Alpi. Bartali, che era allora in maglia gialla cade a seguito di una foratura. Coppi intendeva aspettarlo ma il commissario tecnico gli impone di proseguire, Vince con distacco ed è in maglia gialla, confermata poi da una sensazionale cronometro. E’stato il primo ciclista in assoluto ad aggiudicarsi nello stesso anno sia Giro che Tour.
Ripete la sensazionale impresa nel 1952. Vince il suo quarto Giro con una lunga fuga sul Falzarego e sul Pordoi. Poi, dopo venti giorni, la nuova sfida in Francia. Sulle Alpi indossa la maglia gialla con un vantaggio minimo . Ma nel tappone che si conclude al Sestrière va in fuga sul maestoso col du Galibier e stacca di 9 minuti il secondo in classifica generale. Vince ancora sui Pirenei e arriva a Parigi con un vantaggio di oltre 28 minuti
Tra l’altro, fu in questo Tour che sul Galibier venne scattata la celebre foto con Coppi e Bartali che si passavano una borraccia.
Una trentina di anni fa, parlando con Bartali, l’argomento cadde sulla borraccia. Il grande Gino con la sua nota franchezza e incisività disse e non era importante sapere chi dei due avesse passato la borraccia all’altro. perché questi episodi erano consueti fra loro.
Nel 1960 al Tour un’altra impresa epica di un italiano, quella di Gastone Nencini, “il leone del Mugello” subito entrato nel cuore dei francesi.
Conquista la maglia gialla nella prima tappa, poi la perde ma la riconquista di forza sui Pirenei con una fuga leggendaria nella tappa dei tre celebri colli il Tourmalet, l’Aspin e il Pereysourde : sull’ultimo colle Nencini attacca e nella discesa aumenta il vantaggio.
“Scende come solo lui sa fare Le traiettorie sembrano disegnate da una mano invisibile, una mano d’artista.” Questa clamorosa vittoria è così descritta nel recente libro del figlio Giovanni che si avvale di una chiave narrativa coinvolgente: un dialogo immaginario fra un giovane giornalista incaricato di rievocare episodi particolarmente rilevanti della Grande Boucle e un anziano cronista, che aveva seguito quella corsa come inviato.
Dopo quattro anni dominati dal re del cronometro, il francese Jacques Anquetil, un altro italiano arriva in giallo al Parc des Princes nel 1965 ed è un’ impresa memorabile perché Felice Gimondi era passato da poco tra i professionisti e ovviamente non aveva ancora al suo attivo grandi vittorie. Arriva al Tour in posizione di gregario ma già alla terza tappa indossa la maglia gialla. Conserva il primato sulle montagne e lo aumenta nelle cronometro,
Passano poi 33 anni fino a quando, nel 1998, è Marco Pantani a vincere il Tour. L’inizio non era stato promettente. Nella prima settimana il favorito Jan Ullrich, si era avvantaggiato di circa 5 minuti. Con il passare dei giorni, però, Pantani ritrova la migliore forma e sui Pirenei recupera terreno. Ma il colpo decisivo lo sferra sulle Alpi. Sul mitico Galibier inizia una lunga fuga e vince a Grenoble con largo distacco. Poi resiste ai tentativi di rimonta di Ulrich e arriva in maglia gialla a Parigi realizzando l’ambita doppietta Giro-Tour
Ancora 16 anni e nel 2014 Vincenzo Nibali si aggiudica la vittoria Ancora una volta una grande impresa. Conquista la maglia gialla già nella seconda tappa, la perde nell’ottava ma per un solo giorno. Nella nona tappa, infatti, trionfa sui Vosgi nell’ arduo arrivo in salita a La Planche des Belles Filles. poi consolida il primato sulle Alpi, nei Pirenei sul leggendario col du Tourmalet e nella cronometro finale.
Sette italiani e in totale dieci vittorie nella storia del Tour de France. Non sembrano molte ma come abbiamo visto, sono state tutte imprese memorabili che hanno contribuito in modo notevole al mito della Grande Boucle.