Firenze – Libri che aiutano a interpretare il presente. Questo il filo conduttore di una serie di incontri organizzati dall’Opificio Toscano di Economia, Politica e Storia. Il prossimo incontro vede al centro “Sottomissione” di Michel Houellebecq, che solleva in modo provocatorio la questione del rapporto fra la cultura islamica dell’immigrazione e la società laica dei paesi europea. Al dibattito, che avrà luogo presso l’Oratorio di santa Caterina delle Ruote (via del Carota, 31. Bagno a Ripoli con inizio alle ore 19) partecipano Isabelle Mallez, Console di Francia a Firenze, Piero Roggi, economista e Sergio Caruso, filosofo della politica.
E’ passato un anno drammatico da quando è uscito il romanzo Sottomissione di Michel Houellebecq. La sua distribuzione in libreria era prevista proprio nei giorni dell’attacco terroristico contro il giornale satirico Charlie Hebdo, il 7 gennaio 2015. Il libro provocò un aspro dibattito anche al livello politico, ma il tempo – e i terribili attacchi terroristici di Parigi – ci permettono oggi di riflettere sul suo contenuto senza pregiudizi o eccessivo coinvolgimento emotivo.
La trama in estrema sintesi è questa: François, il protagonista quarantaquattrenne del romanzo, è un professore dell’Università di Parigi III che per tutta la vita ha studiato l’opera di Joris Karl Huysmans, scrittore vissuto nella seconda metà dell’800 e autore di A Rebours (Controcorrente), in cui il protagonista cerca di salvarsi da una devastante crisi esistenziale conformandosi prima a un estetismo decadente, per convertirsi alla fine al cattolicesimo.
E’ questo il percorso che seguirà lui, nihilista decadente e senza più valori, che accetta di abbracciare l’Islam dopo che, nel 2022, la Francia ha scelto un presidente della Repubblica musulmano risultato, più che della forza del suo movimento, della debolezza senile dei partiti tradizionali, socialisti e conservatori. Attraverso il controllo del sistema dell’istruzione della formazione, il nuovo inquilino dell’Eliseo inietta con dolce gradualità i valori islamici nella società francese.
Accusato di avere scritto un’opera che fomenta l’ anti-islamismo episodio delle campagne razziste e intolleranti dell’estrema destra – Houellebecq non è la Francia, ha sbottato il primo ministro Valls – l’autore ha dichiarato, citando Balzac, che “l’unico scopo di un romanzo è descrivere i disastri provocati dai cambiamenti dei valori”. Pertanto lui non può essere definito un reazionario, ma un onesto descrittore della realtà. Che è un tentativo di differenziarsi da posizioni come quelle di Eric Zemmour giornalista del Figaro autore de Le Suicide français, che si schiera apertamente contro l’immigrazione, il multiculturalismo e la globalizzazione della società francese.
Sulla stessa linea interpretativa il New Yorker ha definito lo scrittore “un nostalgico ironico e senza odio”. La nostalgia riguarderebbe il vecchio mondo gollista, dove l’autorità era saldamente in mano maschile e “Catherine Deneuve recitava in un film su due”. Certo un provocatore, ma i provocatori non sono quelli che mettono il dito sui veri problemi e non hanno l’obbligo di essere politicamente corretti?
La fiction satirica di Houellebecq si pone l’obiettivo di mettere in evidenza i sintomi di una decadenza inarrestabile dell’ Occidente, sulle orme per esempio del libro di Ian Buruma e Avishai Margalit, Occidentalismo, che dieci anni fa sollevò un analogo dibattito, analizzando le correnti di pensiero e i comportamenti sociali che, a est come a ovest, a sud come a nord, hanno contribuito a nutrire di speranze “nell’intelligenza del nemico” l’ostilità mortale contro la razionalità e l’illuminismo dell’Occidente che è alla base del fondamentalismo islamico.
Certo gli allarmi sui tramonti dell’Occidente da Oswald Spengler e Federico Nietzsche in poi (quest’ultimo citato nel romanzo) sono il ricorrente prodotto di periodi di crisi o di difficile transizione. Fra questi assai più interessante è l’altrettanto discusso The Clash of Civilizations (con il punto interrogativo, 1992) di Samuel Huntington, che rispondeva ai vaneggiamenti sulla fine della storia del collega professore Francis Fukuyama. Il libro potrebbe allora avere come sottotitolo “Eutanasia dell’Occidente”, un atto d’accusa contro la decadenza spirituale e politica della Francia come punta avanzata della crisi dell’Occidente.
Nel clima politico – culturale e di fronte ad eventi come quelli che abbiamo vissuto nel 2015, tuttavia, questo genere di fantapolitica diventa inevitabilmente un pamphlet militante che si schiera apertamente, fornendone alimento, con le posizioni di chiusura intollerante e di conflitto identitario nei confronti delle altre culture.
Mentre il problema vero non è reagire emotivamente per contrastare le forze e i valori culturali che si ritengono favorire l’eutanasia dell’ Occidente, quanto quello di sconfiggere l’estremismo jihaidista. Il punto è cioé quello di superare gli interessi e gli egoismi nazionali, le miopi strategie geopolitiche che finora hanno favorito piuttosto che contribuito a eliminare il terrorismo. Pensiamo alle vendite di armi, agli interventi dettati solo da interessi economici e da logiche di potenza.
La nostra non è una società senile e fragile, pronta a vendersi a chiunque anche a chi propugna valori diversi pur di conservare i piaceri della vita. Al contrario: gli egoismi nazionali sono disposti a tutto fino al momento in cui l’appeasement, la tolleranza, corrispondono ai loro interessi materiali. Molta parte del fondamentalismo islamico è il frutto delle guerre destabilizzanti e delle alleanze imbarazzanti che i Paesi occidentali hanno portato avanti nel Medio Oriente.
Il pericolo non è dunque quello segnalato da Houellebecq, ma la crescita delle forze antidemocratiche, che sfruttano le paure e l’insicurezza per cavalcare la chiusura identitaria, foriera di nazionalismo e di conflitto. Per contrastarla, l’unica politica efficace è la risposta al terrorismo attraverso la prevenzione di fondo culturale, educativa, istituzionale, sociale che parte dalla scuola e dall’istruzione.
C’è un parallelo storico – letterario che lascia un sapore un po’ inquietante. François, il protagonista di Sottomissione, in qualche modo richiama il personaggio di Antoine Roquentin, protagonista della Nausea di Jean Paul Sartre, studioso della vita del Signor di Rollebon avventuriero intrigante morto in carcere vissuto a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo.
Il romanzo di Sartre è del 1938, la vigilia della seconda guerra mondiale. Roquentin ama l’uomo d’azione che confronta con il suo stato morale di persona che ha perso il senso della vita, solo e malinconico. Alla fine troverà la composizione delle sue angosce nella creazione artistica. Ma il mondo reale precipiterà nella follia della guerra.
François è nelle stesse condizioni psico-esistenziali. Cerca una ragione di vita e la trova nel personaggio Huysmans che è uscito dal tunnel attraverso la religione. Una condizione perfetta per cedere alle promesse di pacificazione e serena omologazione che gli offre l’Islam soft già abbracciato dai suoi colleghi accademici.
Stavolta, ci auguriamo, il mondo reale sarà più saggio.
Foto: www.gnothiseauton.it/sottomissione-di-michel-hoouellebecq/