E’ stato un viaggio al passato, un viaggio in una Firenze che non c’è più, se non nella memoria di chi ha vissuto intensamente quei giorni e che grazie alla voglia di raccontare ce li fa rivivere ancora oggi, con la stessa curiosità, lo stesso stupore. Alla Libreria dei Lettori, in Via della Pergola , mercoledì scorso Bruno Casini e Luca Giannelli, incalzati dalle domande del giornalista Tommaso Galligani, hanno passato in rassegna la Firenze degli “Irripetibili anni ’60” e quella delle culture underground dei “Ribelli nello Spazio”, ovvero la nascita dello Space Electronic, spartiacque tra generazioni. Dalle foto in bianco nero, molte e bellissime, che fanno da corredo iconografico al libro di Giannelli che ci parlano di una Firenze che ancora porta i segni della distruzione della guerra alla Firenze dell’alluvione e del suo sindaco più amato, Piero Bargellini, alla nascita dei primi locali notturni, alla Firenze capace di attirare il bel mondo dello spettacolo e delle attrici più in voga come Anita Ekberg protagonista de La Dolce Vita che a Palazzo Vecchio celebrò il suo matrimonio.
Arriviamo alla fine degli ’60 e all’inizio del ’70 , come in un album di polaroid a colori, ormai sbiadite, Bruno Casini è il nostro Virgilio per i luoghi della musica, per gli incontri, le piazze, i concerti, i gruppi, le sale cinematografiche. Non c’è dubbio, Firenze è crocevia delle culture underground. Indimenticabile. Gli ascolti ripetuti per tutto il giorno dell’LP appena uscito alla Sala Disco, in Via Zanetti, con le cabine insonorizzate, senza comprare nulla e poi il Diskemporium in Via dello Studio, sotto il campanile di Giotto, quando la musica era soltanto in vinile, i dischi si acquistavano ogni tanto e li si ascoltava per mesi. Ma oltre la musica, la Firenze degli anni ’70 è ricchissima di proposte artistiche, non si contano gli studi di architettura e le gallerie d’arte, oggi scomparse. A Firenze l’antico e il contemporaneo avevano trovato un punto di incontro, nonostante il “passato” importante la città era riuscita ad accogliere le istanze di modernità senza metterle ai margini. Infine, l’interrogativo di Galligani ai due autori. Come è potuto accadere che si sia interrotto questo fermento creativo… quando s'è rotto il giocattolo, secondo la precisa domanda del trentenne Galligani? Il terrorismo, la crisi dell'economia, il riflusso, l'attacco a suon di veline e di affossamento della cultura, cominciando dalla televisione per finire alla scuola pubblica… tutte risposte lecite e ragionevoli, eppure l'impressione che rimane è quella di una domanda che continua a rimanere aperta.