L’ultimo recital a copione ampiamente prevedibile è andato in scena venerdì a palazzo Allende, sede della Provincia, già recente teatro di un’imbarazzante sortita di Giuliano Amato, l’uomo dai 31mila euro di pensione mensile (lordi, secondo alcune fonti smentite dal dottor Sottile) per discettare di Camillo Benso, conte di Cavour, tra i gridolini esaltati delle istituzioni in doppio petto.
Gli stessi sindaci in fascia Tricolore che fingevano di pendere dalle poco avvenenti labbra dell’ex premier hanno preso colà una doppia, popolarissima decisione. Negato la diminuzione delle bollette alla voce acqua, annunciato l’aumento delle stesse alla voce rifiuti. La seconda probabilmente inevitabile e con qualche aspetto ambientalmente positivo (nessun maxi-inceneritore in vista) ma che legata assieme alla prima, la dice lunga sul mancato senso dei primi cittadini per la crisi in atto. Anche dalle loro parti.
Nel giorno in cui la Camera del lavoro snocciola dati che riportano indietro di mesi l’orologio dei numeri dei cassintegrati, con previsioni ben peggiori per il 2012, i nostri tricolorini riuniti nell’assemblea Ato (ambito territoriale ottimale!), hanno bellamente sorvolato sul voto del 68% dei loro cittadini che lo scorso giugno avevano bocciato il surplus in tariffa decretato dalla remunerazione garantita al capitale investito su un bene primario come l’acqua. Calcolato in un 11% in più in bolletta. Non solo avrebbero potuto ma avrebbero dovuto dare seguito alle dichiarazioni di settembre: “lavoreremo per adeguare agli esiti del referendum le tariffe”, per voce del premiato duo Mirko Tutino, assessore provinciale all’ambiente e Antonella Incerti, sindaco di Albinea nonché presidente Ato.
Orbene, un seguito in qualche modo c’è stato. Le bollette non le hanno abbassate, bensì cresciute. Davanti agli occhi attoniti dei quattro ma solerti gatti del comitato “Acqua bene comune” simbolicamente imbavagliati con la bandiera referendaria e realmente imbavagliati perché impediti dagli astanti a proferir parola. Nessuno dei sindaci presenti ha biascicato alcunché sulla gigantesca burla in atto. Come nessuno osò alzare un ditino per chiedere conto ad Amato, in nome dei cittadini da loro rappresentati e in vista di una stagione previdenzialmente tragica, dei suoi presunti 1000 euro circa di pensione quotidiana. C’è altro da dire?
La replica
“E’ falso e ingiusto accusare i sindaci di non aver dato seguito al referendum”. Lo dicono Antonella Incerti, presidente dell’Assemblea Ato e Mirko Tutino, assessore provinciale all’Ambiente, che con una nota congiunta rispediscono al mittente le critiche del comitato.
“Come abbiamo avuto modo di affermare in un incontro con l’associazione Acqua Bene comune, in Emilia-Romagna, nel 2009, – dicono – è stata compiuta una revisione tariffaria di dettaglio in cui la Regione ha riconosciuto che il 6,31% dei capitali acquisiti per realizzare gli investimenti (acquedotti e depuratori) fosse inserito in tariffa per pagare gli interessi. A Reggio Emilia, dunque, non esiste una remunerazione garantita del 7% (abolita con il referendum a livello nazionale), che secondo la normativa precedente al voto di giugno poteva essere “regalata” ai gestori indipendentemente dagli investimenti realizzati. Questa condizione non esiste a Reggio Emilia: abbiamo, invece, un piano di investimenti di 5 anni (2009-2013) e cancellare l’interesse sul capitale anticipato vorrebbe dire, come nel caso di qualsiasi mutuo, fermare ogni investimento. Parliamo di circa 25 milioni di euro l’anno di nuovi depuratori, fognature ed acquedotti. Quindi eliminare gli interessi sui capitali investiti (che non rappresentano l’utile del gestore, cosa ben diversa) avrebbe generato un blocco degli investimenti che avrebbe compromesso l’efficienza delle nostre reti producendo nel medio periodo costi ben superiori. Il Piano 2009-2013, frutto della revisione tariffaria regionale, avrebbe previsto per il 2012 un aumento del 4,7%, l’Assemblea Ato ha ridimensionato questa cifra al 3,9%.
“Nonostante ciò – aggiungono – l’Assemblea dei sindaci non si è fermata: il 16 dicembre è stata infatti votata la proposta di analizzare le modalità con la quale è calcolata la remunerazione del capitale allo scopo di comprendere, con trasparenza, se esistano le condizioni per ridurla per le prossime annualità. La struttura tecnica della nuova Ato regionale avrà il compito di svolgere questa verifica senza pregiudicare gli investimenti in essere. Crediamo che il 68% di cittadini che ha votato Sì al referendum (tra i quali quasi tutti i sindaci) abbia a cuore innanzitutto il fatto che continuino ed esserci depuratori, fognature e reti che funzionino. Infine l’assemblea ha deliberato di effettuare, nei primi mesi del 2012, un percorso di approfondimento per comprendere la miglior scelta gestionale possibile, non escludendo – proprio in ragione del segnale politico del referendum – alternative alle gare. Una prima conseguenza del referendum 2011 è stata quella di non avviare alcuna procedura di gara a differenza di altre Ato, anche della nostra regione. Per quanto ridotto, un segnale in questa direzione è stato dato deliberando la proposta all’Ato regionale di rinnovare l’attuale gestione in-house di Toano”.