Iren, caos governance: braccio di ferro sul futuro di Viero

I soci pubblici litigano sul nuovo ad: lo strappo di Genova
Andrea Viero
Andrea Viero

E’ sul nome di Andrea Viero, attuale direttore generale di Iren, che si sono arenate le trattative sulla futura governance della multiutility. Lo scontro si sta consumando a porte chiuse e nulla trapela, ma per il momento non è stato trovato l’accordo sul nome del nuovo amministratore delegato a soli tre giorni dalla scadenza per la presentazione delle liste. Viero è dato in pole position per la carica di ad, sostenuto da Reggio, ma ci sarebbe il veto di Genova che pare non sia intenzionata ad arretrare.

A pesare sulla trattativa c’è sicuramente la questione economica legata ai compensi, che con la nuova governance dovrebbero avere un tetto: la soluzione interna consentirebbe di risparmiare perché lo stipendio di Viero si aggirerebbe intorno ai 340mila euro, in linea con quanto guadagna da direttore generale. Più alte sarebbero le richieste degli altri candidati, fra i quali spiccano i nomi di Matteo Codazzi (manager Enel), e Stefano Cao (già dirigente Eni, attuale consigliere di A2A). Ma più che una questione di soldi, il problema è di natura politica, con Genova che ha iniziato a giocare una partita a sé rispetto agli altri soci pubblici.

Intanto, da Reggio è partito all’attacco Giacomo Giovannini, capogruppo di Progetto Reggio in consiglio comunale: “Il Pd prima ha assecondato il disegno di Delrio che, prestando soccorso all’indebitata realtà di Genova e Torino si è garantito una fulminea carriera politica dilapidando il più grande patrimonio costruito dai Comuni reggiani, ora distrugge anche quel patto tra i medesimi Comuni reggiani che rappresentava la forza del nostro territorio prima con Agac poi in Enìa. Politicamente non si può leggere diversamente quanto sta accadendo in seno al sub patto di sindacato in ordine alla scelta dei componenti del consiglio di amministrazione di Iren. Come volevasi dimostrare non si ricerca più di percorrere una strada condivisa, ma i Comuni più grossi schiacciano i più piccoli ed ecco svelato il motivo per il quale il Pd reggiano, all’atto della votazione sulla nuova governance di Iren, respinse in Consiglio comunale la nostra proposta di decidere le designazioni per il consiglio di amministrazione di comune accordo riconoscendo la pari dignità dei soci dei patti di sindacato”.

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