Firenze – Tanto tuonò che piovve: l’allarme lanciato dalle sigle di categoria della sanità risuona da mesi nelle orecchie dei toscani, ma ormai si è giunti al punto che la Rsu Toscana Centro lancia lo stato d’agitazione per il 118 mettendo i servizi a rischio. Protagonisti, gli infermieri, che incroceranno le braccia dall’11 luglio per il blocco delle ore di straordinario. Una protesta clamorosa, volta contro la riforma del 118 della Regione Toscana e la carenza di personale.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, secondo quanto giunge dai sindacati, è l’ostinato silenzio giunto dall’azienda riguardo le questioni sollevate dai rappresentanti dei lavoratori ai tavoli negoziali. La richiesta dei sindacati si puntualizza in un piano di riforma del servizio che tenga in considerazione le carenze organiche, la necessaria formazione, una adeguata compensazione economica. In sede di trattativa svolta precedentemente con le rappresentanze sindacali, Regione Toscana e Asl Toscana Centro, non si sono trovati punti di incontro soddisfacenti sui temi della carenza di personale, della formazione, dei protocolli, della valorizzazione professionale.
Gli effetti dello stato di agitazione partiranno dall’11 luglio, con il blocco delle ore di attività lavorative extra rispetto all’orario mensile contrattualmente dovuto, con l’interruzione di alcuni servizi derivanti da produttività aggiuntive e straordinari. “I lavoratori del 118 dell’area vasta Toscana centro entrano in stato di agitazione per chiedere maggiori assunzioni – spiega Simone Baldacci della Fp Cgil Asl toscana centro – da più di 10 anni questo servizio è sotto dotato di personale infermieristico per cui l’imminente riorganizzazione che aumenterà ancora i carichi di lavoro necessita di assunzioni che dovranno essere almeno nella misura di 60 unità infermieristiche. Lo chiediamo per una maggiore sicurezza per i cittadini. Chiediamo anche una maggiore formazione del personale e dei protocolli che permettano ai lavoratori a gli infermieri di operare con la massima sicurezza nei territori più disagiati dell’area vasta”.
Dall’11 luglio, secono quanto spiega lo stesso Baldacci, risultano a rischio chiusura almeno quattro punti di emergenza territoriale nel Chianti fiorentino, a Montemurlo (Prato) e nella zona di Pistoia. Si tratta infatti di presidi che vengono tenuti aperti grazie al lavoro aggiuntivo extra contrattuale, ovvero la tipologia lavorativa che verrà sospesa.
Ma i problemi per la Sanità toscana non finiscono qui. Infatti, a Pisa i medici sono preocupati per la situazione in cui si trova la città, a valle della cessazione delle squadre Usca Fimmg, dal momento che il rischio è in questo caso non trovare sostituti. Motivo, compensi non adeguati, confusioni di ruoli e mansioni. Così, alla sezione pisana della federazione dei medici di medicina generale non resta che esprimere “profonda preoccupazione” per la situazione che si è determinata con la cessazione, a partire da oggi, delle Usca (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) che come noto si occupano del monitoraggio dei pazienti a domicilio e della gestione clinica dei pazienti con Covid ricoverati nelle strutture intermedie.
“Il bando delle Asl per reclutare i medici delle Uca (Unità di Continuità Assistenziale) – afferma in una nota la Fimmg di Pisa – in molti casi è andato deserto per l’inadeguatezza della proposta economica e per la confusione dei ruoli e dei compiti assistenziali”. Una prima facile previsione è, secondo i medici di medicina generale pisani, che “i pazienti affetti da Covid in molti casi potranno essere monitorati solo a distanza e sarà spesso necessario il ricovero, mentre i pazienti positivi ricoverati non potranno essere dimessi finché non si saranno negativizzati, poiché mancano i medici per far funzionare le strutture intermedie che fino a oggi li hanno accolti. Quindi i reparti ospedalieri entreranno in grave sofferenza”. Sottolinea la Fimmg di Pisa che la situazione precipita mentre “la curva pandemica registra 100 mila nuovi casi al giorno: serve un immediato intervento delle autorità preposte ad ogni livello alla tutela della salute pubblica per trovare soluzioni per affrontare questa grave situazione”.