Industria: filati italiani in crisi, i distretti puntano su giovani e tecnologia

Giro d’orizzonte fra le principali aziende del settore

Non va tanto bene per i filati italiani, oltretutto considerati in tutto il mondo quelli migliori, sia per qualità che per creatività. Il bilancio del 2024 si è chiuso con il 10% di fatturato in meno (9,8) scendendo a 2,6 miliardi complessivi e perdendo circa 281 milioni di euro in 12 mesi. Nel calderone della discesa sono finiti tutti, fili di cotone, fili di lana, fili di lino. Un intero settore industriale, quello della filatura, che conferma , se ce ne fosse ancora bisogno, la più generale crisi della moda. Essendo il filato la materia prima da cui tutto parte.

 I dati sono dell’ufficio studi economici e statistici di Confindustria Moda, sono ancora peggiori di quello che la stessa Confindustria Moda aveva previsto a febbraio scorso e non danno per ora buone notizie neanche per il 2025 quando i dati del primo  trimestre sono ancora negativi e anche gli indici di produzione industriale Istat indicano nei  primi tre mesi dell’anno una contrazione dell’8%.

La moda inizia dal filato, il filo e la moda non sono più oggetto del desiderio o perlomeno non lo sono come ai tempi d’oro. La filatura italiana,  pur considerata la più affidabile a livello internazionale, non sale ma cala. La moda è in crisi. Il perché ancora non si sa. Perché i portafogli si sono sgonfiati, perché  i consumi esterni, il famoso export tanto magnificato nel bel paese, è paralizzato dalle incertezze del mondo e  i venti di guerra, perché gli armadi strabordano dopo la frenesia post covid in cui tutti sono corsi a uscire e vestirsi istigando l’industria dell’abbigliamento a produrre fin troppo senza riflettere che l’euforia non può durare per sempre. 0, ancora, perché le nuove generazioni non sono più interessate né alla macchina nè al vestiario di lusso, non a caso la crisi dell’automotive e quella della moda vanno a braccetto. Forse perché un tempo e un modo di fare moda sono tramontati e del tempo  nuovo si sente il profumo ma ancora non le piene realizzazioni. Forse più che di fine si potrebbe parlare di trasformazione. Forse, chissà.

 Di tutto questo si parlava appassionatamente  nei tre giorni del salone fiorentino di Pitti Filati che ha appena chiuso i battenti e che è un nodo centrale dell’informazione e della discussione su filati, maglieria e tessuti, essendo il punto di riferimento globale del settore. Popolato dal meglio delle filature nazionali, da Cariaggi a Lineapiù, Pecci, Filpucci, Zegna Baruffa-Lane Borgosesia solo per fare pochi nomi dei tanti, provenienti in particolare dai distretti più importanti d’Italia, Biella e Prato, ma anche dalle altre regioni dove  più isolatamente si producono filati di pregio. Presenti anche le industrie estere. Non si sono tirate indietro ma sono venute a esporre le loro collezioni di filati per l’inverno 2026-2027, con largo anticipo sulle manifestazioni di abbigliamento che stanno occupandosi di presentare l’estate 2026, perché al salone dei Filati non si scoprono le tendenze del prodotto finito da presentare ai compratori dei department stores o dei negozi, ma i materiali con cui i fashion designer creeranno quei prodotti finiti.

 Un salone, se vogliamo, meno immediato di quelli di abbigliamento, eppure un’industria della filatura che vede passare dai suoi stand, in cerca di ispirazione e di materiale, i più noti designer di moda di tutto il mondo. O, perlomeno, i loro emissari. Dunque un buon termometro non solo di tendenze ma anche industriale:  di come vanno le cose nel tartassato mondo della moda. E soprattutto di come si possono trovare le ricette per superare le difficoltà . In nome della voglia di tornare a vincere e di confrontarsi per riuscirci finalmente in un appuntamento corale e internazionale. 

 Per questo e non certo per arrendersi sono arrivate all’appuntamento fiorentino di Pitti Immagine Filati, 130 aziende, la maggior parte, come abbiamo detto, dai distretti biellese e pratese, ma 25 anche dall’estero.  Tutte vogliose di discutere e riflettere e soprattutto di presentare nel modo più attrattivo ognuno la propria via di uscita: fili innovativi, tecnologie all’avanguardia, massime qualità e creatività. Vediamo se ce la facciamo.

 Il ragionamento comune è sostanzialmente uno: non siamo affogati, va ancora bene anche se caliamo, risaliremo. Tramite cinque parole d’ordine: giovani, creatività, tecnologia, innovazione e lusso medio fondato sulla qualità . Concordi gli imprenditori a combattere la loro guerra cambiando le fila, ed è proprio il caso di dirlo, “in un mondo che cambia – dicono – all’interno di in una moda che deve rinnovarsi e puntare, non più a cercare di recuperare alzando i prezzi come si è fatto ultimamente, ma alla creatività dei giovani. Dobbiamo dare attenzione alla nuova generazione della moda e incoraggiarla fornendole soluzioni creative e innovative da cui partire”.

 “La situazione è difficile, inutile negarlo. Ma io sono sempre positivo e credo che si debba cambiare se vogliamo vincere. Ricerca e giovani, sono le vie d’uscita”,  dice Alessandro Bastagli che celebrava a Pitti Filati i gloriosi 50 anni, festeggiati tra l’altro anche da un’installazione dell’artista Felice Limosani,  di Lineapiù, una delle più note filature italiane – per qualità, creatività, innovazione, vocazione alla sperimentazione –  creata a Capalle (Prato) nel 1975 da un geniale imprenditore dei filati come Giuliano Coppini che la portò in poco al successo non solo in Italia ma anche nel mondo, e passata dal 2010 a Bastagli.

L’imprenditore che mostrava il possibile uso contemporaneo dei suoi filati tramite una bella mini collezione di abbigliamento  creata dagli studenti del Polimoda, spiega: “ I tempi sono cambiati. Non ci sono più i grandi designer che ordinavano masse di materiali diversi per fare quante prove volevano e sceglierne poi uno solo. Ormai tutti stanno attenti. Sta crescendo però una nuova generazione di giovani creativi che si comportano in modo diverso, sperimentano per piccole quantità, puntano sulla sostenibilità, sono più liberi. Ecco, io sono fiducioso. A questi giovani non va negata attenzione. Noi li favoriremo e non guarderemo alle quantità. La moda ha finora giocato rimpiazzando le perdite con il rialzo dei prezzi. Ecco, ora questo non è più possibile, non dobbiamo creare paletti a questi giovani, dobbiamo rispettare la loro ispirazione, permettere che vadano avanti per piccole quantità, investire in ricerca, sostenibilità, cultura. Noi, per parte nostra, lo faremo, favorendo la creatività ma senza tradire la tradizione di Lineapiu’ scaturita dalla genialità di Coppini cui vogliamo restare fedeli” . D’altra parte fin all’inizio Lineapiù ha lavorato a sostegno del futuro,  tanto da annoverare tra i suoi clienti più entusiasti una musa dell’innovazione anche sfrontata pur senza abbandonare mai la tradizionale eleganza britannica,  come Vivienne Westwood che veniva ogni anno a Prato.

 Stessa idea di puntare sui giovani, Bastagli , la dimostra anche nell’azienda di abbigliamento di famiglia, A-Moda dove il figlio  e direttore operativo, Edoardo, ha inaugurato, sempre in occasione di Pitti Filati,  una nuovo progetto all’insegna dello stile mediterraneo firmando un accordo di licenza globale per cinque anni con un altro giovane, Edoardo Pasolini, fondatore nel 2018 del brand Peninsula, un marchio che è un lifestyle legato al mare, al tempo lento dell’estate, a un’eleganza sostenibile.

Per tornare ai fili, si punta sui giovani ma anche su ciò che non è più lusso in senso stretto, visto che il  lusso sta attraversando un periodo non si sa se finale o perlomeno di difficile transizione,  quanto su una via di mezzo, come per esempio si dichiara nello stand di aFilpucci, la filatura della famiglia Gualtieri che non si illude sulla durezza dei tempi ma è convinta che ci si possa fare perseguendo un lusso non strabocchevole tuttavia di alta qualità: però, medio e abbordabile. Dunque, puntare sui giovani ma anche sul settore medio è uno dei sentieri additati a Pitti Filati.

Nei  giovani e nella  nuova generazione della moda, e dunque anche nella formazione, crede UniCredit che ha fondato in collaborazione con Pitti Immagine la CFMI Academy, un progetto di formazione per le giovani promesse della moda che alla fiera dei Filati ha presentato i giovani vincitori del concorso “The New Made in Italy”, un  percorso formativo per lanciare una nuova generazione di creativi, progettisti e imprenditori nella moda che ha coinvolto gli studenti delle migliori scuole italiane della materia. Alcuni dei quali volano lontani e puntano tutte le loro carte sull’AI, come propone uno dei due progetti degli studenti dell’Istituto Modartech che fanno parte dei complessivi cinque progetti vincitori del concorso.  

 Quanto alle aziende, dal verde delle colline marchigiane dov’è ha lo stabilimento,  Cariaggi non rinunzia all’idea di un certo lusso intramontabile e si attrezza anche tecnologicamente per rinnovare le tante eleganti proposte purché in un’ottica intelligente e sostenibile. Dal suo Piemonte, Zegna Baruffa prende atto del climate change e crea Aeterna, la famiglia della tavola alchemica che include i filati seasonless, pensati per non avere una stagionalità specifica, principalmente a base di Merino mentre l’intera collezione 25-26 ha il volto dell’attualità e della sostenibilità, nella convinzione che il mercato modaiolo stia cambiando  e che si debbano cercare materie prime – come può esserlo il filato in lana merino – sempre più adattabili e performanti, versatili e sostenibili per 360 giorni l’anno.

Mentre Tollegno 1900 punta sulla lana intesa come espressione di uno stile di vita e la sostenibilità diventa il motore del successo per Filcompany che si cimenta in ritorti, bouclé, garzati, realizzati con fibre pettinate, organiche e rigenerate: lana, cashmere, alpaca, mohair, seta, cotone e viscosa. E Fenix International, realtà che da oltre 40 anni produce maglieria di alta qualità per i principali brand giapponesi, presenta una capsule che combina i filati più pregiati con il design internazionale all’avanguardia e l’artigianato giapponese, ispirata ai processi slow fashion di tintura origami.

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