Dopo un 2014 segnato da un recupero dei volumi produttivi, l’indagine congiunturale dell’Ufficio Studi di Unindustria Reggio Emilia mostra all’inizio del corrente anno una situazione in evoluzione dell’economia locale.
Nel periodo gennaio-marzo 2015, l’andamento della produzione industriale evidenzia una sostanziale stabilità, posizionandosi sui livelli di marzo 2014. Per quanto riguarda il fatturato totale, l’indagine di Unindustria Reggio Emilia rileva invece una variazione tendenziale positiva (1,2%), in leggera attenuazione rispetto all’anno scorso.
L’export, che incide per il 55,5% sul fatturato complessivo, con un aumento dell’1,9% su base annua, ha parzialmente compensato la stagnazione del fatturato interno (+0,3%) e si è confermato di nuovo l’elemento trainante dell’attività produttiva reggiana.
Segnali di recupero della domanda complessiva sono confermati dagli ordinativi, con una crescita tendenziale del 2,8%. Anche gli ordini esteri sono in aumento (+3,4% rispetto al primo trimestre del 2014), a conferma della forte propensione all’export delle imprese reggiane.
Le indicazioni del campione di imprese interpellate per l’indagine congiunturale sul trimestre gennaio-marzo 2015 ribadiscono il ruolo trainante dei mercati esteri (3,4%) e appaiono intonate positivamente anche per quanto riguarda il carnet ordini complessivi (+2,8%).
Un segnale incoraggiante viene anche dalla dinamica del mercato del lavoro: a fine marzo, nelle aziende intervistate, l’occupazione ha fatto registrare un incremento dello 0,4%.
Lo scenario nel breve termine è rischiarato dalla dinamica apprezzabile degli ordinativi, interni ed esteri, rilevati dall’indagine e, guardando al contesto esterno, dalle favorevoli condizioni globali: euro debole, Quantitative Easing, prezzo del petrolio, Jobs Act possono dare una spinta alla ripresa.
In questo senso ci si aspetta che la ripartenza dell’occupazione vada di pari passo con i miglioramenti congiunturali.
Per quanto riguarda la produzione totale, se oltre la metà delle imprese intervistate pensa di mantenere stabile i propri volumi di produzione, il 35,5% prevede di aumentarli contro il 8% che, al contrario, prospetta diminuzioni.
Relativamente agli ordini complessivi, il 62,9% degli intervistati non prevede variazioni significative degli ordini, il 27,4% pensa di incrementarne i volumi e il 9,7%, al contrario, ne pronostica una contrazione.
Con riferimento alla componente estera, il 58,5% delle imprese pensa di mantenere invariati gli ordini, il 32,1% ne prevede un incremento mentre il restante 9,4% ne prospetta un calo.
Rimane stabile sui livelli raggiunti l’indicatore riguardante l’occupazione: in questo caso, il 16,1% degli intervistati ne prevede un incremento, mentre il 4,8% si dichiara pessimista sulla tenuta degli organici.