Il vero art. 18: sicurezza economica e professionale per tutti

Milano – Traggo da una scheda distribuita dalla Cisl regionale nel corso di un incontro a Vicenza venerdì scorso, intitolata Chi ha l’articolo 18 e chi no, che su 1.330.000 lavoratori veneti in condizione di sostanziale dipendenza, oggi ce ne sono circa 400.000 a tempo indeterminato in aziende sotto la soglia dei 16, 160.000 titolari di contratto a termine, 50.000 collaboratori domestici, 30.000 “parasubordinati”: cioè 640.000, poco meno della metà del totale, non godono di quella protezione forte. Ne godono invece gli altri 690.000 operai, impiegati o quadri, cioè il 51,8 per cento, in calo costante negli ultimi quarant’anni, quindi probabilmente destinati a scendere sotto la metà anche senza il Jobs Act. 

La tendenza alla riduzione di questa parte è anche tendenza alla riduzione del ruolo e del peso nell’economia e nella società di un sindacato che di fatto si accontenta di proteggere il lavoratore soltanto nelle aziende medio-grandi e trascura totalmente i servizi nel mercato. Per porsi al servizio dell’intera platea dei lavoratori dipendenti il sindacato, come la legislazione del lavoro, deve invece incominciare a occuparsi prevalentemente di quello che interessa e interesserà sempre di più a tutti: la sicurezza economica e professionale nel passaggio da un’0ccupazione a un’altra e un mercato del lavoro dove domanda e offerta si incontrino facilmente. Questo è un “articolo 18″ più importante, al quale tutti, ma proprio tutti, i lavoratori devono poter aspirare.

E che, a differenza di quello vecchio, può davvero essere garantito a tutti.

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