Firenze – Il sacco di Roma, perpetrato dal 6 al 14 maggio del 1527 è stato uno degli eventi più clamorosi della storia italiana ed europea perché devastò la città-simbolo della cristianità e mise fine all’ inviolabilità del Papa.
Clemente VII, virtualmente prigioniero, si asserragliò in Castel S.Angelo mentre Roma subì un saccheggio che vide uccisioni di massa, violenze e devastazioni di ogni genere. Meno noto il fatto che questa sorte sarebbe dovuta toccare a Firenze la quale si salvò solo per un evento fortuito.
Infatti i due eserciti al soldo dell’imperatore Carlo V che era in guerra con il Papa e con una Lega di Stati italiani (Lega di Cognac), tra cui appunto Firenze, governata dai Medici, dopo aver valicato le Alpi, s’ incontrarono a Piacenza. I due comandanti constando che i mercenari erano infuriati a cominciare dai temibili lanzichenecchi che da venti mesi non ricevevano la paga decisero di marciare su Firenze o su Roma autorizzando implicitamente il saccheggio. Ma i lanzichenecchi preferivano puntare su Firenze perché pensavano che prima o poi Carlo V si sarebbe accordato con il Papa e questo rischiava di privarli del bottino. Inoltre, la mura di Roma erano ritenute inespugnabili sebbene fossero ormai obsolete di fronte alla potenza dei cannoni.
Clemente VII in effetti, negoziò una tregua di otto mesi con il viceré spagnolo Lannoy e pagò la prima rata dell’enorme riscatto ma i lanzichenecchi non si accontentarono di questo anticipo e insisterono per dare l’assalto a Firenze o a Roma.

Così, l’ambasciatore spagnolo scrisse a Carlo V che non sapeva come il conestabile di Borbone, che guidava i mercenari, avrebbe potuto fermare la loro avanzata che puntava ad assalire e a saccheggiare Firenze. In effetti, il 31 marzo l’armata si mise in marcia alla volta della città toscana tallonata dalle truppe della Lega di Cognac che però non osavano attaccare sebbene Machiavelli scrivesse che avrebbe potuto sfruttare condizioni tattiche (cfr. A.Frediani, Il sacco di Roma, Giunti 1990 p.18).
Valicato l’Appennino il Borbone era ormai vicino a Firenze quando sollecitato dal Papa arrivò il vicerè Lannoy che il 20 aprile versò 80 mila ducati messi insieme dai fiorentini che avevano venduto ogni oggetto d’oro e d’argento ma i mercenari alzarono la posta e pretendevano altri 160mila ducati. Pertanto in una lettera che venne intercettata il Borbone scriveva a Madrid che la meta restava Firenze o o Roma perché solo il saccheggio avrebbe placato i suoi uomini. Intanto vedendo le difficoltà del potere pontificio il 26 aprile Firenze si ribellò e con il cosiddetto “tumulto del venerdì” tentò di cacciare i Medici.
Ma le truppe della Lega accorsero e occuparono la città. Questo evento inatteso la salvò dal saccheggio perché gli imperiali vedendo che era presidiata dalle forze delle potenze ostili proseguirono verso Roma anche se il Borbone ebbe grosse difficoltà a convincerli a rinunciare a Firenze (Frediani, Il sacco di Roma, cit p.18).
L’armata guidata dal Borbone giunse a Viterbo il 2 maggio mentre il papa che aveva licenziato i mercenari cercava affannosamente soldi per riassumerli ma riuscì a reclutarne solo qualche migliaio mentre anche il cattivo stato delle mura nella zona del Vaticano destava preoccupazioni. Gli attaccanti erano esasperati dai lunghi mesi di privazioni. Per di più i mercenari tedeschi erano quasi tutti luterani, quindi fortemente ostili ai cattolicesimo e, in specie, al Papa. Una volta oltrepassate le mura, il saccheggio avvenne nel modo più efferato. Si parla di 20mila morti a cui se sarebbero aggiunti altri 30 mila a causa della peste. Furono otto giorni di uccisioni, stupri, rapine. I saccheggiatori infierirono soprattutto sui preti e sulle suore costrette a prostituirsi mentre i cittadini facoltosi vennero imprigionati in attesa che i parenti pagassero il riscatto.(Cfr. C.Marchi Grandi peccatori grandi cattedrali Rizzoli, 2014.
Le strade erano disseminate di cadaveri e percorse da bande di soldati ubriachi. Dopo il saccheggio i mercenari restarono in città in attesa di riscuotere il riscatto dei prigionieri e questa occupazione durò quasi nove mesi.
Firenze, quindi, scampò per un soffio ad un analogo destino anche se tre anni dopo, per le mutevoli vicende della politica internazionale sarebbe stata sottoposta a un duro assedio da parte dell’esercito imperiale. Infatti Carlo V che nel 1528 si era riconciliato con Clemente VII si assunse l’incarico di riportare al potere i Medici abbattendo la Repubblica che da un anno era stata instaurata a Firenze (la c.d, seconda cacciata dei Medici). Ma quanto meno fu evitato il saccheggio. Il 12 agosto 1530 a S.Maria a Montici venne firmata una “resa onorevole”. Firenze manteneva la propria indipendenza e divenne un ducato, governato da Alessandro de’Medici.
Foto in copertina, lanzichenecchi