Non siamo mai troppo teneri con le “visioni” o le suggestioni” specie quelle amministrative (visto che l’informazione dovrebbe essere più o meno il cane da guardia della democrazia nel rapporto tra governanti e governati).
Eppure non possiamo non leggere con attenzione lo stretto collegamento di alcuni progetti di riqualificazione urbana messi assieme dal comune di Reggio che hanno il raro pregio di cercare di riconnettere un’identità storica ad una prospettiva economica e di formazione delle nuove generazioni.
Va in questo senso il mega-programma di recupero di due grandi capannoni delle ex Reggiane, dopo quello già in uso al Tecnopolo, destinati a diventare la sede di importanti imprese nel settore dell’innovazione. Il tutto a due passi dal centro Malaguzzi, cuore dell’educazione infantile, a cento metri circa dal Campovolo, futura Arena della Musica rivolta ai giovani e a nemmeno un km e mezzo da quel Campus universitario che ha cercato di recuperare quell’enorme area chiamata ex S.Lazzaro che tra l’800 e il ‘900 era all’avanguardia nel settore dei primi studi sistematici nelle scienze neurologiche.
Un circuito di memoria del passato, il tutto a poca distanza in linea d’aria, ma chiamato a cercare di risolvere alcuni problemi del presente e del futuro. Non solo la capacità attrattiva di un territorio ma anche la sua predisposizione a produrre posti di lavoro nella cultura e nell’industria.
L’ente locale fa il possibile, alle prese con una progressiva riduzione dei finanziamenti nazionali. Ora la palla passa, una volta di più, ai privati e al loro eventuale fiuto nel cogliere opportunità di investimenti in piani di utilità pubblica.