Il potere delle parole: narrazione o menzogna

Pistoia – Prometeo ed Epimeteo, quando crearono le specie animali, consegnarono a ciascuna di esse un talento specifico; tuttavia, giunti all’uomo, i talenti erano già finiti. Sprovvisto di una qualità ben precisa, l’essere umano era solo una scimmia più intelligente, dotata di parola: in fondo è questa la principale caratteristica che lo differenzia dalle altre specie. La parola è l’essenza fondante dell’essere umano, che i greci definivano, non a caso, animale dotato di logos.

Alla domanda sul come abbia colonizzato gran parte del mondo, sul perché domini sulle altre specie e abbia creato la scienza, la filosofia, la fisica, la matematica e le altre discipline teoretiche, possiamo rispondere che vi sia riuscito grazie all’uso di un linguaggio che ha permesso la formazione di un pensiero lineare, razionale e ordinato. In fondo la parola è il pensiero e, come ha affermato Umberto Galimberti: “Non dovete pensare che potete pensare al di là delle parole che possedete, voi potete pensare limitatamente alle parole che possedete. Non c’è la possibilità di pensare un pensiero a cui non corrisponda una parola”.

La parola è ciò che determina l’intelligenza, intesa alla latina come capacità di comprendere. Non si può pensare ciò che non si conosce tramite la lingua, come ha sostenuto John Searle in Intentionality: An Essay in the Philosophy of Mind: “Non è possibile pensare con chiarezza se non si è capaci di parlare e scrivere con altrettanta chiarezza”.

Alla domanda cosa sia la parola, possiamo rispondere che si tratti di un esperimento sociale, culturale e storico che comprende tutta una popolazione che parla una stessa lingua. È ciò con cui riconosciamo la nostra “tribù”, con cui creiamo la nostra identità in quanto animali sociali: una persona è l’insieme delle parole che sceglie di dire e pensare; la parola permette lo sviluppo di un’autoconsapevolezza di noi stessi e delle nostre emozioni; quando diamo il nome a qualcosa, affermiamo di conseguenza che ciò esiste. Ci innamoriamo delle parole della persona amata, che difatti creano l’amore, perché proprio queste ne plasmano la vera identità.

Ivano Dionigi afferma che la parola è duplice: è pharmakon, inteso alla greca come cura e veleno allo stesso tempo. È veleno a causa dell’utilizzo delle parole volgari, le quali sono deleterie all’animo; dicendo bugie diventi un bugiardo, costruisci la tua identità su parole mascherate. Di contro è una cura perché tramite la narrazione del dolore e la messa in moto del dramma si può guarire dai traumi subiti; attraverso le parole tracciamo una narrazione che è a un tempo, secondo Luigi Zoja, un percorso di analisi interiore volto alla cicatrizzazione delle ferite. Questo percorso viene definito “psicanalisi” e consiste nel trovare la via della guarigione. Il potere delle parole autentiche risiede nel dire la verità, nella trasparenza della lingua e nella capacità di affermarsi contro tutto ciò su cui le armi sono destinate a fallire. Le parole, in virtù della loro duplice natura, sono capaci sia di provocare la guerra che di portarla a termine, sono capaci sia di alleviare i timori dell’uomo che di riscattare la donna più screditata dell’antica Grecia, Elena di Troia, come mostra egregiamente il celebre encomio di Gorgia.

 

AA.VV. Narrare humanum est: La vita come intreccio di storie e immaginari, UTET, Milano 2023, 114 pagine, 14,25 €

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