Il museo del ciclismo volta pagina del segno di Bresci

 Il museo di ciclismo Gino Bartali di Ponte a Ema ha un nuovo direttivo. Hanno votato una sessantina di soci dell’Associazione Amici del museo rinnovando molto i quadri dirigenziali. Andrea Bresci è stato confermato presidente, ruolo che ricopre, praticamente, dal 1 aprile 2006 quando il museo fu inaugurato. Vice presidente Fabio Casamonti, figlio di Oscar il meccanico che indirizzò Gino Bartali verso il ciclismo; segretaria Giuseppina Da Sois friulana, ma che vive a Ponte a Ema.
  Consiglieri i fiorentini Marcello Santini, collezionista e storico della bicicletta, Giulio Calcinai e Gabriella Massini. Primo impegno sarà quello di risolvere il problema dell’assetto gestionale. Un problema importante ed urgente visto che ormai mancano solo otto mesi ai campionati del mondo di ciclismo in Toscana (22-29 settembre) ed il museo sarà visitato da tantissimi sportivi anche stranieri.
   “Sulla faccenda della gestione – dice Bresci – i proprietari del museo Comune di Firenze, Comune di Bagno a Ripoli e Provincia di Firenze sono in ritardo di quattro anni. La nostra gestione, cioè dell’Associazione Amici del museo, è scaduta nell’aprile del 2009. In quella data, secondo quanto previsto nell’atto costitutivo, i proprietari avrebbero dovuto dar vita ad una nuova società di gestione con il loro personale, più l’Associazione Amici del museo, più qualche piccolo sponsor”.
   “Invece siamo andati avanti – prosegue Bresci – con una proroga dietro l’altra e con il nostro ruolo ridotto, secondo i proprietari, a custodi dei cimeli. Siamo arrivati a questi giorni, e dietro l’angolo ci sono i mondiali con il museo, appunto, meta di migliaia di sportivi. E  non sappiamo nulla sul futuro di questa struttura. Insomma devono dirci, ma in tempi brevi, cosa intendono fare. Si parla di una commissione d’indirizzo che dovrà indire un bando per assegnare la gestione. Ma devono dircelo perché siamo stufi di aspettare”.
– Altrimenti?
  “Se il nuovo assetto gestionale non offre garanzie di tutela e di sviluppo del museo prenderemo decisioni drastiche. Insomma ce ne andremo portando via tutti i cimeli che, come ha stabilito la recente sentenza del Tribunale di Firenze in occasione del processo civile intentato e perduto dalla vedova Adriana Bartali ed il figlio Andrea, sono di proprietà dell’Associazione Amici del Museo. Se invece la società di gestione, della quale riteniamo di dover far parte, offre le garanzie necessarie ad una vita dignitosa del museo daremo i cimeli in comodato gratuito ai nuovi gestori. Ma vogliamo risposte chiare, precise, in tempi molto brevi”.
   La questione è nelle mani del vice sindaco Dario Nardella – anche perché il Comune di Firenze detiene il 65% delle azioni del museo – ma forse questo scottante problema sarà ereditato dal suo successore visto che il vice sindaco lascerà presto Palazzo Vecchio perché eletto parlamentare.

Franco Calamai

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