Trombato da possibile Presidente della Repubblica, il nome del reggiano Romano Prodi riemerge con prepotenza all’orizzonte di delicatissimi scenari internazionali. Quelli delle sponde libiche, un Paese di fatto senza un Governo riconosciuto (almeno da tutti) e in larghe parti ormai in mano ai fanatici islamici dell’Isis. E lo spettro di un attacco dalle sponde africane torna a farsi concreto.
Romano Prodi, che ha recentemente addossato le colpe della situazione in Libia all’Occidente menefreghista e speculatore (seguendo un comprovato cliché che paga in termini di prestigio radical-chic), potrebbe così affiancare il mediatore in carica dell’Onu nel delicato scacchiere della Libia. Il professore scandianese ha già fatto sapere che accetterebbe di buon grado e dalla sua giocano non solo la grande esperienza internazionale e la conoscenza del dossier nordafricano, ma anche il fatto che la scorsa estate furono proprio le fazioni libiche a indicarlo come mediatore gradito e ascoltato.