Il grande Demiurgo. L’architetto Magnani si rivela

Massimo MagnaniNon ha una città ideale vera e propria ma non nasconde che vorrebbe una Reggio molto simile a Parma (ci scherza anche se ogni architetto ha una sua carica utopica) più che a Urbino. La sua sintesi rinascimentale è un misto tra il recupero dell’esistente e la sua fruibilità in chiave contemporanea. Parola chiave: identità. Ma non pensiamo al compianto Osvaldo Piacentini; il look di Massimo Magnani infatti tradisce una visione vagamente più pop. Lui, Massimo Magnani appunto, 45 anni, sposato e con tre figli, con genitori che erano commercianti della Rosta Vecchia, dopo un passato tradizionale da professionista, viene catapultato nell’agone tecnico-amministrativo semplicemente frequentando la parrocchia reggiana di S.Pellegrino dove un cauto Graziano Delrio muoveva allora i primi passi nella promozione politica. Lì conobbe Mimmo Spadoni, futuro assessore alla Città storica e parlando del più e del meno, i due anzi i tre intuirono che assieme di strada ne avrebbero fatta. Intuizione rivelatasi azzeccata. Delrio divenne sindaco, Spadoni assessore e Magnani dirigente dell’Unità città storica. Una sorta di progetto-restyling urbanistico creato ad hoc, che da lì a poco avrebbe ridefinito non solo il colpo d’occhio della città ma anche la sua sostanza architettonica. La Reggio storica è cambiata maggiormente nell’ultimo decennio che nel mezzo secolo precedente, volenti e nolenti. Un quinquennio quello tra il 2005 e il 2010 caratterizzato da roventi polemiche sulla stampa, coi media divisi chi a difendere chi a criticare il rullo innovatore rappresentato da Spadoni-Magnani. Due braccia di un corpo solo, la prima giunta Delrio, l’uno politico, l’altro tecnico.

“Sì, se proprio devo ricordare, la cosa che più mi dispiacque di quella stagione – dice Magnani a 7per24 – furono le critiche spropositate e spesso di natura ideologica piovute su Mimmo Spadoni. Chi lo conosce sa che è l’opposto di come a volte è stato dipinto e soprattutto l’accusa di essere sordi alle richieste della città erano del tutto infondate. Ci profondemmo in un estenuante tour di incontri, mediazioni, avvisi e approfondimenti con tutti. Forse anche troppi. Ma alla fine si doveva decidere; il segreto della politica è la sintesi. Mi dispiace che il percorso non fu condiviso e che le relazioni costruite con le diverse categorie non ressero l’urto delle decisioni ma accontentare tutti è francamente impossibile”.

Magnani è forse il dirigente-tecnico del comune di Reggio che vanta l’inversione più netta del rapporto tra visibilità personale e impronta professionale lasciata; sempre dietro le quinte, non ama i riflettori e i modi di fare non sono ammiccanti e piacioni. Eppure non si scompone e sta al gioco anche quando si accenna al grado di parentela con Delrio. “Evidentemente una parentela – ci dice senza troppi timori – che mi permette di svolgere le attuali funzioni”. Considera le città veri e propri organismi viventi, una sorta di biologo urbanista di quella “città delle persone” tra i cavalli di battaglia delle giunte Delrio.

chaise longue
Chaise longue su viale Allegri

“Rifarei tutto quello che ho fatto, tornando al problema della città storica – prosegue Magnani – anche perché la città di Reggio, come tutte le altre città italiane, ha vissuto negli ultimi decenni cambiamenti irreversibili sul fronte demografico e della fruibilità. Molti problemi imputati alle recenti scelte amministrative sono invece da ascrivere ai mutamenti sociali, alla speculazione ed al mercato. Anche il nostro comune capoluogo ha subito l’effetto Ciambella degli anni ’80. Tutti ad abitare nelle zone residenziali della collina, uno status che è scelta legittima per carità, poi tutti a tornare 20 anni dopo pretendendo che nulla fosse cambiato. Noi abbiamo cercato di governare quel post-passaggio recuperando aree già di per sé belle della città senza cambiare granché o provando a dare un’identità o una vivibilità del tutto diversa ad altre zone vissute fino a ieri solo marginalmente dai reggiani. Un esempio paradigmatico della prima linea è piazza Fontanesi, della seconda invece piazza Martiri 7 luglio”.

Magnani oggi è dirigente d’area Pianificazione strategica (una sorta di promozione sul campo a decisione interna) e dice di guadagnare 3900 euro netti al mese. Si ricorda benissimo, non come Calatrava che aveva scordato l’introito per la Mediopadana. Il suo incarico terminerà allo scadere dell’attuale mandato di consiliatura. Abitando in via Cassoli, il centro storico l’ha sempre vissuto da vicino (ricorda il periodo quando osservava la metamorfosi cittadina dalla Tavernetta) e non è propriamente d’accordo con chi dice che un tempo Reggio brulicasse di persone. Oggi piuttosto vede una città più bella e per certi versi più vivace, altro che mortorio. L’hanno anche tirato per la barba per via delle chaise longue, o cislonghe, piazzate un po’ qua un po’ là nel cuore della città. Invece di fare da ostensorio per i filosofi come accadeva nell’antica Grecia, servirebbero a dare sollievo a barboni e bivaccanti. Sarà. Ma l’architetto di via Farini (dove ha lo studio) preferisce ricordare la mail di un ragazzo che lo ringraziava per aver trovato, proprio sul canapè en plein air, la donna della sua vita. Magnani Cupido, oltre che Demiurgo. Il Massimo

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