Il Governo Renzicloni tra opposizioni in piazza e il monito di D’Alema

Ecco un esecutivo ancor più renziano di prima (Giannini è l’unica trombata) ma senza il Rottamatore che si prepara al congresso. Dovrà traghettare il Paese alla riforma elettorale prima delle elezioni. Le opposizioni imbestialite annunciano l’occupazione delle piazze. D’Alema “saremo travolti dal voto”

renzi-boschi-gentiloni-857303Il governo Gentiloni, il numero 64 della storia repubblicana, è ufficialmente nato. Il presidente del consiglio incaricato ha sciolto la riserva attorno alle 18,30 e ha comunicato la lista dei ministri che lo affiancheranno nell’esecutivo. Il giuramento nelle mani del presidente della Repubblica è arrivato un’ora e mezza più tardi, attorno alle 20. Martedì mattina, alle 11, ci sarà il primo voto di fiducia, alla Camera; entro mercoledì sarà calendarizzato anche quello del Senato. In ogni caso, effettuato il giuramento il governo è già entrato nella pienezza dei suoi poteri.

Molte le conferme di ministri del governo Renzi: Pier Carlo Padoanall’Economia, Andrea Orlando alla Giustizia, Roberta Pinotti alla Difesa, Carlo Calenda allo Sviluppo Economico, Maurizio Martina alle Politiche Agricole,Gianluca Galletti all’Ambiente, Graziano Delrio ai trasporti, Beatrice Lorenzinalla Salute, Enrico Costa agli Affari Regionali, Dario Franceschini ai Beni Culturali, Marianna Madia alla Semplificazione e alla Pubblica Amministrazione, Giuliano Poletti al Lavoro. Tra le novità, il passaggio diAngelino Alfano dall’Interno agli Esteri, la sua sostituzione al Viminale conMarco Minniti, le nomine di Valeria Fedeli all’Istruzione e di Anna Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento. Diventano ministri i sottosegretari uscenti Luca Lotti, con delega allo Sport (prima era una delle competenze di Delrio), e Claudio De Vincenti, con delega alla Coesione Territoriale e al Mezzogiorno, mentre Maria Elena Boschi entra nello staff di Palazzo Chigi come sottosegretario con il ruolo particolare di «segretario del Consiglio dei ministri» (ruolo che prima era di De Vincenti).

uomo ragnoUnica della vecchia compagine di governo ad essere stata del tutto tagliata fuori è dunque Stefania Giannini, che lascia il dicastero di viale Trastevere alla vicepresidente del Senato e che nel precedente esecutivo era entrata in quota a Scelta Civica. Questa esclusione in aggiunta alla mancata promozione di Enrico Zanetti (che era viceministro dell’Economia) ha probabilmente provocato la reazione risentita del gruppo Ala-Sc – firmata da Denis Verdini e dallo stesso Zanetti – che proprio mentre Gentiloni era riunito con Mattarella ha annunciato che non voterà la fiducia a quello che definisce «governo fotocopia», spiegando di vedere disattesi gli intendimenti espressi durante le consultazioni con il capo dello Stato per un esecutivo di responsabilità aperto alle forze disponibili e sottolineando, appunto, il venir meno del giusto rapporto tra «rappresentanza e governabilità».

Sarcastica la reazione di Massimo D’Alema, uno dei principali autori del «fuoco amico» che ha contribuito a far vincere i No: «Se la risposta all’esito del referendum, e al voto contrario dei giovani, è quella di spostare Alfano agli esteri per far posto a Minniti, allora abbiamo già perso 4 o 5 punti percentuali, e alle prossime elezioni sarà un’ondata. Minniti, per la cronaca, non è solo un sottosegretario di Renzi che viene promosso: era stato sottosegretario dello stesso D’Alema tra il 1998 e il 2000. Dal M5S Alessandro Di Battista parla di governo di «truffatori della democrazia che sono solo attaccati alla poltrona». Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, sottolinea come si tratti di un governo «identico al precedente»: «In pratica – dice – sputano in faccia agli italiani».

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