Una sola impressione dopo aver assistito all’inaugurazione dell’opera più sofferta della recente storia infrastrutturale reggiana: quella sorta di cattedrale nella campagna, più che nel deserto, che è la Mediopadana non è poi tanto lontana dalla città. E prima o poi sarà adeguatamente servita. Assai di più invece lo è dal comune sentire e dalle esigenze della gente.
Quell’invalicabile rete di sicurezza, ostica anche per i no Tav, che ha separato fisicamente la Reggio-bene dalla Reggio che conta poco (e vota sempre meno), ha creato per un giorno un isolamento simbolico senza tempo. Al riparo da tutto, con musica jazz d’atmosfera e sontuoso banchetto finale, dirigenti d’ogni sorta e d’ogni livello si sono alternati sul palco ad assicurare e promettere che quella cosa che si andava ad inaugurare rappresentava già il futuro. Ma le loro parole, tutto sommato amicali e con retorica non eccessiva, non sono state del tutto sicure.
Poi un inusuale filo rosso anche questo irriverente verso il regolare rapporto spazio-tempo: davanti all’aria sorniona di Prodi, compiaciuta di Calatrava, arcigna di Bersani, volpina di Lupi, si ricongiunge una linea incredibile con l’ex sindaco Antonella Spaggiari, il rinunciatario Graziano Delrio ed il (probabilmente) futuro primo cittadino Luca Vecchi (che Castagnetti aveva invitato sul palco come suggello pre-elettorale…).
E l’impressione si consolida e si fa drammatica: molti di loro ce la stanno anche mettendo tutta ma il Paese va allo sfascio, questo sì ad alta velocità. Ed una incalcolabile ridda di personaggi in cerca d’autore, presidenti e vice, direttori e vice, amministratori e consiglieri di tutto e di più. Uomini di Chiesa, semplici uomini di spirito, imprenditori, militari, sopra e sottosegretari, ex on, ex sen, ex post. Europeisti ed anti, laici e credenti, speranzosi e disperati. E la certezza che non basta, da parte della cosiddetta società civile, lo sfottò “nun te reggae più”.
C’è Beppe ma c’è anche la Mediopadana; e questo moderno duomo ondulato, involontario inno al grande demiurgo del progresso e della tecnologia, sarà la cartina di tornasole di una ripresa, umana ancor prima che economica, oggi di là da venire.