Ho cominciato a pedalare in tenerissima età e da allora non mi sono più fermato. Come molti di voi ho cominciato con le rotelline, ho attraversato il periodo bmx, poi sono passato alla mountan bike sulla cresta dell’onda degli anni ’80, e poi, ereditando la bici del nonno ho cominciato a provare il piacere delle biciclette da uomo “da passeggio”. Vivo in città e amo la bicicletta. Ritengo sia una scelta assolutamente funzionale, ecologica e volendo anche economica. Nel traffico è sicuramente più veloce e snella di qualsiasi autoveicolo incolonnato, facile da parcheggiare, e se ben attrezzati può essere utilizzata tutto l’anno.
In queste belle serate d’estate si sono visti nelle piazze alcuni curiosi esemplari: a volte sono le inarrestabili vecchie biciclette di famiglia con i freni a bacchetta ritirate fuori dalle cantine, altre, veri gioielli della tecnica, leggere e veloci, apparentemente senza freni e dalle linee aerodinamiche.
Come per ogni oggetto che ci accompagna nel quotidiano dobbiamo scegliere il mezzo più adatto a noi e alle nostre esigenze di praticità e di stile.
Le biciclette con i freni a bacchetta sono entrate in produzione all’inizio del XX secolo grazie a marchi quali Maino, Umberto Dei, Edoardo Bianchi. Il caratteristico sistema frenante è costituito da aste rigide cromate che partono dalle leve del manubrio e correndo lungo il telaio raggiungono le ruote dove azionano le pattine dei freni. Si contraddistinguono per eleganza, stabilità, e confort nell’ uso cittadino. Se ne possono scegliere di nuove e d’epoca da restaurare o già restaurate, per una spesa complessiva che può variare dai 450 agli oltre 1500 euro.
L’innovazione dei freni a filo portò a maggiore economicità e praticità manutentiva. Il movimento delle pinze viene azionato da trefoli in acciaio che scorrono in guaine. Ad oggi è sicuramente il sistema più diffuso e quindi anche il meno ricercato da intenditori ed appassionati.
Un’alternativa interessante risultò essere il freno a contropedale costituito da un tamburo integrato nel mozzo posteriore a ruota libera. Il sistema a ruota libera funziona in modo classico, ma come si inizia la pedalata nel senso contrario alla marcia il freno si attiva e permette frenatura della ruota. In questi mozzi quando si pedala in avanti, la corona a vite, allarga i dischi di frizione, mentre pedalando nel senso opposto si ha l’avvicinamento di questi dischi e l’azione frenante. La superficie frenante è spesso di acciaio, ottone e la pastiglia per la frenata è in ottone o fosforo-bronzo.
L’ultima tendenza che sta spopolando dagli Usa a tutta l’Europa è però lo scatto fisso. Questo è un meccanismo usato in particolare sulle biciclette da pista che fa sì che il movimento dei pedali sia in ogni momento solidale con quello della ruota posteriore. Manca cioè la ruota libera, che dà la possibilità di poter pedalare all’indietro a vuoto, senza influenzare la trasmissione. Lo scatto fisso permette quindi di poter frenare facendo ricorso alla sola forza delle gambe opponendosi al normale moto dei pedali e di regolare in ogni situazione la velocità in tal modo. I bike messenger americani prediligono nel traffico cittadino questi mezzi agili e leggeri e più spartani in quanto costituiti da un numero minore di componenti. Mancando infatti il sistema frenante a leve diminuisce la manutenzione ma l’utilizzo urbano in Italia è vietato dal codice della strada.
Biciclette di questo tipo si possono acquistare on–line o in qualche officina specializzata, ma la cosa che contraddistingue i “fissati” è l’autocostruzione del proprio mezzo. Si recuperano biciclette dismesse o si parte da zero con pezzi nuovi. L’importante è lavorare, acquisire manualità e competenza in modo da rendersi sempre autonomi in caso di guasto. Il mercato internazionale offre un buon catalogo di componentistica davvero interessante. Si scelgono telaio, cerchi, manubrio, movimento, verniciatura…. e poi il gioco è appena cominciato!
