Firenze – C’è un anno chiave per risalire all’avvio del dialogo fra cattolici e cultura marxista di cui si discute il 21 ottobre alle Oblate in un incontro organizzato dalla rivista Testimonianze. E’ uno degli anni di svolta della seconda metà del secolo, il 1947. Nel giugno di quell’anno si ruppe il governo espresso dall’Assemblea Costituente e guidato da Alcide De Gasperi con i partiti del Comitato Nazionale di Liberazione.
Presso Arcton gli Archivi dei cristiani toscani del novecento c’è un articolo di Mario Gozzini, il curatore della pietra miliare del dialogo fra cattolici e comunisti, il libro edito da Vallecchi “Il dialogo alla prova”. In questo articolo scritto nel 1959 cinque anni prima del progetto del dialogo che forse stava già maturando, Gozzini parla di una svolta importante nella cultura fiorentina quando ci fu un incontro, all’inizio del 1947 con Emmanuel Mounier insieme a Jacques Maritain uno dei fondatori del personalismo, la corrente di pensiero che propone una visione realistica dell’uomo in contrasto e in alternativa sia all’individualismo che ai totalitarismi che si stavano affermando fra le due guerre. (v.https://www.stamptoscana.it/quando-i-cattolici-fiorentini-incontrarono-emmanuel-mounier/).
Danilo Zolo nel volume “Il Dialogo alla prova”, scrive che Mounier “per primo ha svolto in nome dei valori della persona, una critica vigorosa e penetrante della struttura capitalistica e della società borghese, e per primo ha tentato su questa base l’aspro cammino di un dialogo con la cultura marxista”. “Ci sia concesso affermare che da noi essa è stata appresa e vissuta in modo particolare a Firenze”, scrive Gozzini che sostiene che quell’incontro propiziò un cambiamento importante nella visione culturale e religiosa nel gruppo di cattolici e che ebbe un importante effetto anche sulle idee del loro leader Giorgio La Pira.
Basta sfogliare il libro di Mounier che rappresenta il manifesto di quegli intellettuali cristiani: Qu’est-ce que le Personnalisme? Che cos’è il personalismo: “Si può essere cristiano e personalista, socialista e personalista, e perché no? Comunista e personalista, se si è comunista in un modo che non contraddica ai valori fondamentali che qui si esprimono”, scrive. E ancora: “In fondo al materialismo, al collettivismo, allo spiritualismo, sotto le parole troppo logore, sotto le idee troppo sommarie, sotto le costruzioni e i sentimenti parassiti, dobbiamo cercare l’esperienza autentica e l’intenzione salutare che tali dottrine esprimono. Non con la presunzione solitaria di un’intellighentsia tagliata fuori dal suo tempo ci sarà possibile proseguire questa esplorazione profonda, ma come uomini nel mondo e uomini fra gli uomini, con l’esperienza, col pensiero spontaneo di coloro che fanno il mondo”.
Alla fine del 1947, poi, risale il carteggio fra don Lorenzo Milani e il cugino Carlo Ottocar che vive in America. Ne parla Mario Lancisi nel suo libro appena uscito “Croce e Martello Cattolici e comunisti in Toscana da La Pira al Pd”. Scrive don Lorenzo: “Noi non possiamo essere comunisti ma neanche guardare al comunismo come a un nemico da combattere e distruggere, tutt’altro: caso mai è un mondo da cristianizzare. A combattere il comunismo mi parrebbe di oppormi alla storia il che è come ribellarsi a Dio perché è lui che la disegna. Ma con questo non sono comunista come Geremia non era sincretista e San Gregorio non era paganeggiante. Sono solo uno che aspetta. Aspetto che faccia Dio. Attendo di vedere se per caso il suo disegno piega verso sinistra per essere pronto a buttarmi con lui, ad aiutarlo a incarnarsi anche lì come ha saputo incarnarsi in tutte le civiltà, nazioni tempi, lingue, climi, ordinamenti”.
La frattura politica con l’immediato avvio della ricerca di un dialogo più alto e profondo fra cattolici e comunisti è espressa visivamente da ciò che accadde ancora nel febbraio del 1947, un’altra data importante per la storia di Firenze del dopoguerra. Il giornale del Comitato di Liberazione Nazionale, la Nazione del Popolo diretto da cinque direttori espressione dei cinque partiti che lo compongono, cessa le pubblicazioni. La vecchia Nazione compromessa con il fascismo ha ottenuto l’autorizzazione a riprendere le pubblicazioni e i partiti del Ctln si accordano per far nascere tre quotidiani spartendosi la redazione del foglio della Liberazione.
Nasce il Mattino dell’Italia centrale, poi Giornale del Mattino, espressione dei cattolici della Dc, che dal 1951 sarà diretto da Ettore Bernabei, e il Nuovo Corriere social-comunista che assorbe il Corriere di Firenze piccolo giornale del Comune voluto dagli Alleati, sotto la direzione di Romano Bilenchi.
Ciascuno dalla sua parte i quotidiani proseguono a distanza, seppure in una situazione di aspra concorrenza, quel dialogo culturale e politico che era fisicamente la loro consuetudine nella Nazione del Popolo. Basta scorrere l’elenco delle iniziative e delle inchieste. Eccone alcune fra le tante. Il Nuovo Corriere: “Per una distensione tra i popoli” (1951), poi soprattutto nel periodo della crisi del Pignone (1954) quando Bilenchi si rivolge ai cattolici: “Stiamo dicendo le stesse cose eliminiamo le nubi che ci dividono e discutiamo, misuriamoci. Il cristianesimo è quello di La Pira o un carabiniere al servizio di interessi ingiusti”.
Il direttore apre un dibattito sull’Anticomunismo al quale partecipano esponenti di tutte le parti politiche, ponendo la domanda: “E’ possibile che questo rapporto di fatto che esiste tra i partiti divenga un rapporto, diciamo così, di diritto e cioè di discussione, di collaborazione, di concordato civile e politico?”.
Da parte sua il Giornale del Mattino aveva preceduto l’apertura del dialogo a Firenze. Il 7 marzo 1948 aveva pubblicato un editoriale del direttore Cristano Ridomi: “L’anticomunismo non può basarsi davvero sui vecchi schemi per cui esso equivaleva al disconoscimento d’una giustizia sociale, d’un progresso in cammino, di legittime rivendicazioni delle classi più povere per una migliore distribuzione della ricchezza”. Fece ancora più discutere la discussione-inchiesta fra Sergio Lepri e Ruggero Zangrandi alla fine del 1951: “E’ possibile un dialogo fra marxisti e cattolici?” che ebbe il merito di indicare chiaramente i punti di disaccordo.
Sono quelli che verranno affrontati dopo il Concilio Vaticano II, dopo la crisi del comunismo in Ungheria e Polonia, e la grande enciclica di Papa Giovanni “Pacem in terris” che era rivolta non solo ai fedeli, ma a tutti gli uomini di buona volontà.
Foto: Emmanuel Mounier
Il 21 ottobre prossimo alla Biblioteca delle Oblate verrà presentato il volume di “Testimonianze” dedicato a Cattolici, Sinistra, Pci: memoria e lezione di un dialogo alla prova (via dell’ Oriuolo, 26-Firenze ore 17). Interverranno: Rosy Bindi, Vannino Chiti , Giulia Rodano e Severino Saccardi, modera Piero Meucci, direttore di Stamptoscana. Letture di Cristina Di Nardo.