Il demone della modernità

Rovigo val bene una visita per questa collezione di incubi e visioni

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuasi sempre le mostre realizzate da Palazzo Roverella a Rovigo sono degne di una visita e anche questo è il caso. Aperta fino al 14 giugno anche chi non si sente particolarmente attratto dai monotoni paesaggi del Polesine deve comunque farsi questo regalo.

Il demone della modernità, visionari all’alba del secolo breve è una piccola e ricchissima mostra, ricca di capolavori internazionali.

 

Al di là della scelta artistica dei pittori selezionati, davvero interessante, di azzeccato c’è il tema: la danza macabra dell’emotività umana, la spasmodica ricerca oltre al mistero.

Und das Geheimnis der Liebe ist größer als das Geheimnis des Todes (E il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte) recitava la Salomé di Oscar Wilde in quegli stessi anni.

Si tratta di un viaggio nell’oscuro dentro di noi, nei nostri peccati, nei nostri difetti e nelle nostre paure. E questi viaggi sono impagabili.

 

Ad una prima occhiata il titolo (mooolto suggestivo) e l’immagine scelta a rappresentare la mostra mi avevano un po’ fuorviato. In qualche modo credevo che l’immagine della modernità che sarebbe stata scelta ed indagata sarebbe stata quella ricca di macchine, luci e ingranaggi.

 

E invece hanno ragione loro. Il demone della modernità non viaggia sul binario del cliché tecnologico: è l’oscuro, l’inquieto, il malvagio. Il demone è il mistero, il simbolo, l’amore e la morte, la vita intera.

 

moreaumGià dalla prima sala si incontrano Redon e Moreau, maestri del simbolismo francese, con i loro mostri, i loro demoni tanto seducenti quanto mortali.

E subito a ruota le incisioni di Max Klinger e i sensuali peccati di Franz Von Stuck. Un’impennata insomma che fin dall’inizio impressiona per i bei nomi coinvolti e specialmente ci suggerisce il mood, fosco e inquietante, nel quale andremo a muoverci fino alla fine del percorso espositivo.

 

Questa mostra è un giro in giostra.

Ben costruita nei contenuti, unendo maestri e nomi conosciutissimi a esponenti internazionali croati, polacchi, tedeschi, meno noti nei salotti europei ma ottimi interpreti tecnici, pone in evidenza le paure che non si possono certo limitare cronologicamente al primo Novecento: il sesso come giogo e pulsione incontrollata, la morte come ineluttabile approdo, la guerra come tritacarne incombente sulle esistenze di tutti.

Paure che sono dell’uomo moderno, di qualsiasi epoca, che sono in particolare di oggi, con la nostra fissazione per le carni in movimento, l’oscura attrazione per la morte e per le creature che ci piace immaginare sopravviverle, la paranoia bellica dietro l’angolo.

 

Il quadro che mi ha più colpito è il Ritratto del signor Cesati di Brescia di Astolfo De Maria. Ispirandosi alla ritrattistica tedesca e alla sua tradizione il sig. Cesati di Bresca ci fissa livido da tutta la sua altezza, cupo e presago di ciò che porteranno i terribili anni Trenta, esempio senza tempo di quali insondabili oscurità si nascondono dietro il più normale degli esseri umani.

 

 

Valutazione: ☺☺☺☺

 

Consiglio di visione: Per chi vuole immergersi nella bellezza, per chi trova conturbante il fascino delle passioni umane, per chi vuole sondare l’insondabile.

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