Il cinema dei fratelli Dardenne guarda al dramma dei migranti

Firenze – La 63° edizione del Festival dei Popoli dedica una importante rassegna ai fratelli Dardenne. Durante il Festival vengono proiettati documentari dedicati al mondo operaio, i film di finzione degli anni Novanta, come “La promesse” e “Rosetta”, e alcune tra le opere più significative dirette nei primi decenni degli anni Duemila.

Il cinema dei Dardenne, fin dagli esordi, è libero da ogni dogmatismo estetico. I cineasti belgi esplorano la condizione operaia con documentari sociali che non disdegnano un tono poetico. E’ il caso di “Regard Jonathan/Jean Louvet son oeuvre” (1983), omaggio al grande drammaturgo belga Louvet (1934-2015).

I Dardenne non privilegiano solo i temi sociali, ma raccontano anche questioni connesse alla storia contemporanea con documentari come “Leçons d’une université volante” (1982), un film sulla storia della Polonia nel Novecento, che ha l’intento, come hanno dichiarato gli stessi autori, di “(…) riscrivere la storia della Polonia attraverso i racconti degli esili”. La denuncia delle dittature, prima nazista poi comunista, trova un nesso tematico con il documentario successivo, Falsch del 1987, dedicato al tema dell’Olocausto.

Dagli anni Novanta il Cinema dei Dardenne si rivolge al disagio sociale ed economico, la povertà, la disoccupazione e la marginalità sono alcuni temi che vengono raccontati in modo diretto per mostrare i sentimenti e le condizioni reali dei protagonisti. Documentario e finzione coesistono attraverso un metodo che non costruisce o descrive casi sociologici o psicodrammi, ma crea una scrittura drammaturgica volta a mostrare il vissuto dei personaggi.

Un tema ricorrente è il difficile rapporto tra genitori e figli: abbondoni, maltrattamenti, conflitti attraversano la filmografia dei Dardenne. Lo sguardo dei cineasti non giudica ma mette in scena la sofferenza di crescere e di vivere in un contesto in cui la logica del profitto e dello sfruttamento degli individui erode le relazioni morali tra le persone. Ma, al di là di questo universo sociale negativo, gli antieroi del cinema dei Dardenne lottano con coraggio per affermare il diritto di vivere ed essere amati.

Un padre che ha perso il figlio (“Le fils”), nonostante tutto, si sforza per giungere a perdonare il giovane assassino del figlio. “Rosetta”, disoccupata e sfiduciata da una vita ai margini della società, che la induce persino a tentare il suicidio, lascia infine intravedere una possibile resistenza e un riscatto futuro. Nelle luci fredde delle periferie belghe i destini di personaggi marginali non si chiudono in un pessimismo senza speranza. La logica del profitto o del male trova un forte ostacolo: la relazione umana. I Dardenne ci invitano a ritrovare anche nel conflitto la solidarietà, il perdono e l’amore tra gli esseri umani.

Oggi la macchina da presa si rivolge ai migranti come nel “il segreto di Lorna” o nell’ultimo film, “Tori e Lokita”, ai problemi della perdita di lavoro nelle aziende, come in “Due giorni, una notte” o al radicalismo islamico, come ne “l’età giovane”. Le diseguaglianze sociali sono indagate in un contesto, quello europeo, in cui l’affermazione delle destre rilancia oggi il nazionalismo e l’ostilità nei confronti degli esclusi.

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