I fatti di Colonia e il presunto “stupro di massa”

violence_coloniaCi piacerebbe dire che c’è qualcosa di commovente nella constatazione di quanto possono essere veloci giornalisti, politici, simpatizzanti e sfaccendati di varia altra natura nel buttarsi a pesce su notizie ghiotte come quella del Capodanno tedesco, con tutte le sue sfumature etniche, criminali, etiche, razziste e chi più ne ha più ne metta; ci piacerebbe, ma non ci riusciamo mica tanto, nemmeno impegnandoci.

Certo è che si tratta di un eccellente esempio di come risolvere una serata quando mancano gli argomenti; se parlare dell’ultima promozione sul lavoro, delle nozze della cugina zitella, delle ultime vacanze in Kenia non attira più tanta attenzione, basta essere un po’ scaltri, adocchiare la percentuale del pubblico femminile presente, il grado di istruzione e lasciar cadere la bomba, così, con discrezione: tipo, oh, che inciviltà, non mostrano molta gratitudine, proprio in un momento in cui le cose si stavano aprendo per il diritto d’asilo, ecco che… poi, mettersi comodi, prendere il calice con l’olivetta e godersi la conversazione. Le facce irate, le mani adunche con le unghie dai costosi french rivolte all’infuori stile artigli di rapace, il naso corrugato a esprimere, Paul Ekman docet, un misto tra rabbia e disgusto, l’ipotetico conversatore può godere del frutto di quanto già ampiamente testato dai pubblicitari di mezzo mondo: vale a dire, se vuoi ottenere un risultato, suscita emozioni forti; il sesso va bene, meglio ancora la rabbia e lo schifo, e punta dritto ai bambini e alle donne come oggetti e soggetti, nessuno ti darà torto e venderai un casino prima ancora che entri in gioco la ragione.

Semplice, pulito, essenziale. E così, prima ancora che qualcuno abbia avuto il tempo – siamo ai primi di gennaio, ad una manciata di ore di distanza – di mettere in moto i neuroni, confrontare i dati e pubblicarli, raccogliere e valutare denunce, testimonianze e prove, le notizie dei quotidiani sono passate senza soluzione di continuità dalla molestia alla violenza allo stupro di massa. Parte il brillante e sempre meno comprensibile Beppe Severgnini con un tweet (poi dicono che il giornalismo è tutt’altra cosa che stare sui blog e sui social), “Bande di immigrati assaltano le donne”, che già fa pensare ad una specie di caccia all’uomo, pardon, alla donna, nell’Olduwai, tipo il massacro delle zebre preistoriche; da dove la notizia gli arrivi non si sa, non si capisce, forse dall’articolo della BBC (e solo da quello) che è linkato nel tweet in cui si parla, attenzione, di circa 1.000 uomini coinvolti di origine nordafricana o araba; insomma, gente riccetta con la pelle beige.

Da cosa Severgnini abbia capito che sono immigrati, dopo 70 anni di politiche gastarbeiter tedesche, non è dato capirlo; data la giovane età dei coinvolti è facile che siano tutti nati, cresciuti e pasciuti su suolo tedesco. Il Giornale, con ottimo esempio di conferma della notizia e di prudenza nei titoli, coglie la palla al balzo e rincara subito: “Stupro di massa in Germania: mille immigrati violentano 80 donne”. Oilà: una escalation mica da ridere, in un argomento nel quale già di suo da ridere c’è ben poco. Per lunga abitudine di frequentazione delle notizie, noi tendiamo a prenderci un attimo di pausa prima di metterci a gridare al lupo e a fare un minimo di riflessione. Quello della violenza di genere è un argomento estremamente delicato, oggigiorno, e molto confuso; se trenta o quarant’anni fa sarebbe parso quasi lecito e normale un accoltellamento per motivi d’onore, oggi non è raro veder etichettare non già come molestia ma già come violenza (numerose le cause per “sofferenza psichica”) un apprezzamento verbale molesto che, se certamente piacevole non è, non è nemmeno roba da farsi 3 anni di carcere, e la valanga di denunce e citazioni in tal senso davanti ai giudici rischia, anziché di migliorare la situazione, di paralizzarla e di creare un clima di insensibilità, quanto strumentale non sapremmo dirlo.

Così come non sapremmo dire quanto di strumentale ci potrebbe essere in una raffica di denunce arrivate, guarda il caso, a ridosso di importanti decisioni nazionali ed internazionali sull’accoglimento e l’asilo nei confronti dei migranti; dopo che in sede politica e legislativa si è deciso per norme civili e umanitarie, non sembrerebbe strano se si manifestasse il dissenso ricorrendo a mezzi di sopraffazione mediatica. Quello delle denunce, ripetiamo, è argomento controverso e complesso: da un lato potrebbe essere emersa una realtà altrimenti molto a lungo taciuta, dall’altro è comportamento che disgraziatamente si presta fin troppo bene a emulazione e/o sfruttamento. Allora, è buona cosa stare sui dati, e osservare che a Colonia (ma in varie altre località e nazioni si è scatenata la denuncia, tardiva o meno, all’immigrato violentatore) sono state arrestate 31 persone, tra i quali 18 richiedenti asilo che, peraltro, sono accusati non di molestie ma di furto; tra i restanti 13 ci sono un serbo, un americano e due tedeschi. 170 le segnalazioni, di cui 90 denunce, di cui i tre quarti per molestie e due per stupro.

Il capo della polizia di Colonia è stato pensionato anticipatamente. Alla stazione – i numerosi video non mostrano alcun atto di molestia, ma molti rimbambiti che sparano razzi e mortaretti e sbevazzano al freddo – c’erano 70 poliziotti in servizio, tutto sommato niente affatto male. Tutti i politici locali, Merkel compresa, anche quelli che fino a ieri parlavano di necessità di apertura, oggi capiscono l’antifona al volo e parlano di possibile chiusura delle frontiere e di misure repressive. Di fatto, non è stato eseguito alcun raffronto tra la nottata brava e le casistiche normali tedesche e nordeuropee di molestie sessuali e stupri durante occasioni simili e durante il normale corso dell’anno; sarebbe curioso sapere ad esempio cosa accade durante una settimana di ubriachezza dell’Oktoberfest, per dire. Intanto, nella barbara Italia – che non fa registrare assolutamente alcun problema in materia – la depenalizzazione del reato di clandestinità è finita congelata, che non si sa mai, e non saremmo sorpresi se tutto andasse a carte quarantotto per la notizia, gonfiata fino all’inverosimile per esigenze politiche e di clickbaiting, di una decina di stronzi ubriachi che palpeggiavano le passanti durante il conto alla rovescia, cosa che per sgradevole che sia ci sembra anche abbastanza probabile, mentre i social impazziscono, i timorati di ogni Dio si chiudono in religioso silenzio e furbetti di ogni genere si accodano all’immancabile trenino.

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