
Avrebbe dovuto diventare un centro d’eccellenza della val d’Enza e più in generale dell’agroalimentare reggiano. Là avrebbe dovuto trovare sede, oltre che un resort di lusso, anche la sede del consorzio del Parmigiano-reggiano. Ma oggi l’ex monastero di Montefalcone, perla architettonica della regione, situato in una splendida posizione e al passaggio di importanti arterie, rischia fortissimamente di restare lettera morta. Vuoto e inospitale come negli ultimi decenni e soprattutto buco nero in cui si è consumato un imprecisato numero di soldi pubblici.

Il 19 dicembre intanto i soci della Matilde srl, già spa, cui faceva capo la struttura prima di finire nel contenitore della Montefalcone srl, dovranno dire la loro sulla messa in liquidazione della società partecipata dalla Provincia, dai comuni di Quattro Castella, S.Polo e Bibbiano e da alcuni privati. Poi sarà la volta della Montefalcone srl, nata per ricevere la pesante eredità immobiliare del Monastero e che deve onorare i debiti da 3 milioni di euro presso la banca e il cui futuro è dunque appeso a un filo.
Nel frattempo la polemica politica è scatenata; il più attivo in questo senso è Giuseppe Pagliani in qualità di consigliere provinciale del gruppo Terre reggiane che ha presentato un’interrogazione in cui chiede i dettagli societari e finanziari delle “operazioni matildiche” degli ultimi 15 anni. L’ammontare degli indebitamenti, l’apporto finanziario dalla partecipazione societaria degli enti pubblici, i costi di ristrutturazione di Montefalcone, le spese degli incarichi alle aziende coinvolte e i costi dei due consulenti Giancarlo Attolini e Maria Paglia nell’atto di scissione delle società Matilde e Montefalcone, avvenuta nell’agosto 2013.