Il derby dell’Appennino, dopo anni di anonimato, torna di vitale importanza per tutte e due le squadre, sia pure per motivi ben diversi: la Fiorentina, grazie al trionfale confronto diretto con l’Inter, è in piena lotta per un posto in Champions; il Bologna ha assoluto bisogno di punti per allontanarsi dalla zona retrocessione. A tre giorni dalla partita (sempre sentita sia dai tifosi rossoblù, sia da quelli viola) è obbligatorio, soprattutto per chi ha avuto la fortuna di vivere quelle entusiasmanti vicende, ricordare Fulvio Bernardini ,l’allenatore protagonista di un doppio miracolo: vincere lo scudetto prima alla guida della Fiorentina, poi sulla panchina del Bologna. Ora è impossibile pensare che esista un tecnico capace di ripetere quella prodezza. Torino e Milano, anche per il loro strapotere economico, dominano il calcio; alle altre società non restano che le briciole, anche se Firenze (con i Della Valle e Montella) ha ricominciato a sognare.
I due scudetti di Fiorentina e Bologna hanno in comune la stessa guida-Bernardini, appunto – e la stessa politica che si riassume in una sola parola: programmazione. Bernardini fece il primo miracolo a Firenze, nella stagione 1955-56, al suo terzo anno sulla panchina viola, grazie anche all’appoggio economico del presidente Enrico Befani e alla collaborazione del direttore sportivo Luciano Giochetti .Per costruire la squadra capolavoro confermò l’intera difesa (Magnini, Rosetta, Cervato), perfezionò il centrocampo partendo da Chiappella e inserendo via via via Segato, Gratton e Prini e cambiò completamente l’attacco con l’ingaggio del giovanissimo centravanti Virgili e con l’arrivo dei due fuoriclasse sudamericani. Julinho e Monturi. Poiché gli piaceva anche rischiare lanciò in porta un ragazzo arrivato dal campionato dilettanti: Giuliano Sarti. Il mosaico (perfetto)era completato. Dopo un’esaltante prova generale allo stadio contro la quasi imbattibile Dinamo Mosca, la Firentina cominciò a volare in campionato e vinse con una superiorità schiacciante, subendo una solo sconfitta, a Genova nell’ultima giornata, a causa dello scandaloso arbitraggio del maceratese Jonni. La Fiorentina dette spettacolo su tutti i campi.Vederla all’opera era un godimento anche per gli avversari. Basterà ricordare che a Padova e Bergamo il pubblico dovette prendere posto ai limiti del campo perché tribune e gradinate erano stracolme. Non accadde il minimo incidente.
Il suo secondo miracolo Fulvio Bernardini lo fece a Bologna, dove ripetè per filo e per segno tutto quello che aveva fatto a Firenze. Programmò la squadra nel corso di tre anni, mise ogni pedina al posto giusto (Negri in porta, Janich battitore libero, Fogli e Bulgarelli registi di centrocampo, Haller fantasista, Nielsen e Pascutti cannonieri) e conquistò lo scudetto nella stagione 1963-64. L’impresa fu più difficile di quella di Firenze perché il Bologna si affermò sull’Inter all’Olimpico di Roma, nell’unico spareggio-scudetto della storia del calcio italiano. A metà campionato Bernardini, insieme a 5 giocatori,dovette subire l’onta di una squalifica per doping. La verità, però, venne a galla dopo poche settimane. Bernardini fu riabilitato e anche questo fatto servì a dare a tutto il Bologna maggior forza d’animo per contendere il primato all’Inter di Helenio Herrera e batterla proprio nei drammatici novanta minuti dello spareggio.Grazie ai due miracoli con Fiorentina e Bologna Fulvio Bernardini è entrato nel mito e sarà ricordato come uno dei più grandi allenatori del calcio italiano. Forse il più grande.
Raffaello Paloscia