La conformazione della nostra economia è in gran parte costituita da piccole e medie industrie (sono il 94,8% delle imprese, dato Istat del 2010) che – a fronte delle recenti trasformazioni del mercato, dovute alla grave congiuntura economica – hanno creato i presupposti per un cambio di vision degli imprenditori. Hanno ben compreso che, per superare i propri limiti dimensionali e raggiungere una sufficiente massa critica, tipica delle imprese medio-grandi, devono puntare su alleanze strategiche e accordi di collaborazione, premesse fondamentali per essere competitive nei mercati internazionali.L’approvazione delle norme sul “contratto di rete” ha aperto una nuova fase nelle politiche industriali.
Sulla base dei recenti dati InfoCamere in Italia sono ben 129 i contratti di rete depositati presso il Registro. Sono coinvolte 74 Province e 19 Regioni. In Emilia-Romagna ne risultano attivi 21, che interessano oltre 100 imprese (su 664 in Italia).
Il contratto di rete è una soluzione particolarmente valida, poiché ogni impresa mantiene la sua indipendenza, ma può godere di una serie di vantaggi competitivi, logistici e di know how, conciliando la flessibilità tipica delle pmi con il potere contrattuale, la credibilità commerciale e finanziaria di una media o grande. Fare innovazione per le PMI del nostro territorio rappresenta infatti ormai una sfida troppo onerosa e rischiosa, se intrapresa dalla singola impresa. Diventa quindi necessario muoversi verso un obiettivo di ampio respiro stringendo alleanze e aggiungendo risorse.
Dalle ultime pubblicazioni sul tema delle reti d’impresa possiamo trarre interessanti spunti per comprendere le potenzialità offerte dal nuovo modo concepire l’economia del futuro.
Le reti consentono alle singole unità che le compongono di:
accedere alla conoscenza altrui a condizioni economicamente vantaggiose e con gamma di competenze differenziate molto estesa.
specializzarsi in competenze molto focalizzate accettando di dipendere da altri per alcune competenze critiche, in modo da ridurre l’investimento, il rischio e il tempo che sono richiesti per produrre nuove conoscenze.
realizzare circuiti di condivisone protetti (tra impresa e centri di ricerca, tra fornitori e clienti o tra alleati che possiedono competenze diverse) nella sperimentazione del nuovo, che produce conoscenze originali.
estendere il bacino di applicazione delle conoscenze possedute arrivando a mercati e applicazioni che vanno oltre le possibilità della piccola impresa, senza tuttavia perdere del tutto il controllo sul processo di riproduzione e propagazione.
aumentare i rendimenti delle conoscenze possedute da ciascuno in modo da incentivare ulteriori investimenti nella loro produzione e propagazione, rendendo in questo modo sostenibile nel lungo periodo il processo di innovazione e di crescita della produttività”.
Le politiche industriali non dovrebbero più essere orientate prevalentemente quindi verso grandi imprese, che sono una minoranza in Italia, ma cercare di favorire il processo di convergenza, emersione e strutturazione delle reti, in tutti i campi in cui l’economia reale dimostra di volersi muovere in queste direzioni.In un contesto sempre più globalizzato come quello attuale risulta quindi fondamentale aiutare tali reti a diventare solide e competitive.Un impegno che Confapi pmi Reggio Emilia sta portando avanti in tutte le sedi istituzionali deputate a sostenere questi progetti.
Guardiamo con interesse gli sforzi della Regione Emilia-Romagna nel voler promuovere contributi ed incentivi a tal fine, come il Bando “Dai distretti produttivi ai distretti tecnologici”.Permangono però alcune perplessità in merito alla complessità di tale processo.La politica deve creare i presupposti contribuendo alla preparazione di un terreno fertile nel quale le aziende, naturalmente, avviino quel meccanismo che comunque sarebbe stato attivato, in modi diversi e in tempi più dilatati. Ben venga, dunque, ogni tipo di stimolo positivo per dare sostegno a progetti industriali e ad investimenti lungimiranti che devono essere però resi possibili senza un aggravio burocratico e tramite appositi sgravi ed incentivi fiscali.
Bisogna puntare inoltre, è bene ricordarlo, ad una pianificazione strategica di ampio respiro e di outlook temporale esteso.L’impresa infine, ricordiamolo sempre, rimane il propulsore dell’economia ed ogni azione che vorrà dimostrarsi veramente efficace.
Ogni progetto in tal senso dovrà quindi partire da un confronto costruttivo tra la classe politica e i rappresentanti dell’economia reale. E in questo ambito le associazioni di categoria come Confapi, rappresentano un trait-d’union fondamentale e imprescindibile. Risulta pertanto indispensabile il nostro coinvolgimento nella pianificazione degli scenari politico-economici futuri per lo sviluppo del territorio.
Riteniamo che un sistema condiviso di obiettivi e di risorse rappresenti la strategia vincente per far emergere, ancora una volta, le potenzialità e le eccellenze del nostro territorio in questa fase delicata dove la crescita va incentivata e sostenuta.
*Presidente Confapi Pmi Reggio Emilia
