L’assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti, il direttore generale Tiziano Carradori e la funzionaria Bruna Baldassari hanno ricevuto ieri dalla procura di Bologna l’avviso di chiusura delle indagini per la vicenda dei presunti favoritismi nelle procedure di accreditamento per l’alta specialità cardiochirurgica di alcune cliniche del gruppo Gvm Care & Research, il colosso sanitario che fa capo al gruppo di Ettore Sansavini.
Lusenti e Carradori, difesi dagli avvocati Nicola Mazzacuva e Mariano Rossetti, sono accusati di falso ideologico per aver rispettivamente sottoscritto e predisposto l’accordo col gruppo Sansavini del febbraio 2013 e quello con Hesperia del giugno successivo attestando fatti non corrispondenti al vero. Per Carradori e Baldassarri si ipotizza anche la concussione per le presunte minacce e pressioni al legale rappresentante di Hesperia, Maria Laura Garofalo, affinché firmasse il rinnovo della convenzione in cui si dava atto della regolarità dei patti precedenti. In realtà in una serie di incontri avvenuti in Regione con i dirigenti, e registrati in segreto dal gruppo Garofalo, questi ultimi avevano fatto presente, dati alla mano, la mancanza dei requisiti di accreditamento in capo a Villa Torri (per la quale poi la Regione ha disposto la revoca) e Villa Salus. Per esempio il mancato raggiungimento della soglia dei 300 interventi l’anno per Villa Torri. Circostanza negata dai dirigenti secondo cui i volumi di produzione andavano calcolati “sulla media triennale e in senso elastico”.
Un argomento che contraddiceva le delibere della Regione. Secondo la procura, i due dirigenti avrebbero spinto Hesperia a firmare minacciando il taglio dei fondi e prospettando “più allettanti contenuti economici del nuovo accordo in cambio di una completa accettazione del riconoscimento di regolare esecuzione degli accordi di convenzione fino a quel momento vigenti”. Per fare pressione sul gruppo, Carradori avrebbe poi deciso una verifica sulla sussistenza dei requisiti per l’accreditamento in capo a Hesperia, proprio durante la definizione del nuovo contratto. Secondo la pm le pressioni portarono i Garofalo a firmare un accordo separato (e peggiorativo) in cui si dava conto della regolarità degli accordi precedenti “e indirettamente della sussistenza dei requisiti in capo al gruppo Gvm”. Una manovra che avrebbe consentito al polo Sansavini di “consolidare guadagni fino a quel momento irregolarmente realizzati”.
La notizia è stata resa pubblica ieri dalla Regione: “Gli interessati porteranno ulteriori elementi di approfondimento che potranno confermare, insieme alla piena legittimità di tutti gli atti adottati dalla giunta, anche la correttezza dell’assessore e dei dirigenti”. Potranno farsi interrogare o depositare nuove memorie.