Quando parla della guerra di ndrangheta avvenuta tra Reggio e la Calabria negli anni ‘90, il collaboratore di giustizia Antonio Valerio è ritenuto credibile: grazie alle sue dichiarazioni e a quelle dell’altro collaboratore di giustizia, Angelo Cortese, la Dda ritiene di aver individuato gli autori di due omicidi del 1992, avvenuti tra capoluogo e provincia. Le vittime dell’autunno di fuoco del 1992 furono Nicola Vasapollo (21 settembre) e Giuseppe Ruggiero (22 ottobre). Omicidi di ndrangheta, secondo gli inquirenti, la cui responsabilità sarebbe da attribuire a Nicolino Grande Aracri (1959), Nicolino Sarcone (1965) e Angelo Greco (1965), per la Dda tre “esponenti apicali” della ndrangheta, che sono stati raggiunti in carcere da tre misure cautelari relative ai due omicidi. Per questi due terribili fatti di sangue erano già stati condannati all’ergastolo nel 1997, con il ruolo di mandanti, Raffaele Dragone e Domenico Lucente.
La svolta è arrivata con le dichiarazioni di Angelo Cortese e Antonio Valerio, che avevano materialmente preso parte all’omicidio di Giuseppe Ruggiero e hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di Nicolino Grande Aracri, ritenuto il mandante, e di Nicolino Sarcone quale esecutore materiale dell’omicidio di Nicola Vasapollo. Nicolino Grande Aracri, Nicolino Sarcone e Angelo Greco sono ritenuti responsabili a vario titolo dell’omicidio di Giuseppe Ruggiero, avvenuto a Brescello. Il delitto fu consumato da un gruppo di fuoco che aveva inscenato un controllo da parte delle forze dell’ordine. Vennero rubate tre auto, una fu camuffata da gazzella dei Carabinieri: i killer (i ruoli devono essere ancora definiti dalle indagini) agirono travestiti da militari dell’arma che si erano recati a casa della vittima per un controllo, dato che Ruggiero era agli arresti domiciliari. La squadra mobile di Reggio Emilia ha effettuato una certosina attività di riscontro delle dichiarazioni dei collaboratori, sotto il coordinamento della Squadra Mobile di Bologna e dello Sco (servizio centrale operativo) della Polizia di Stato. Questa attività ha permesso di raccogliere numerose conferme rispetto al racconto di Valerio e di Cortese. Sono stati visionati e studiati analiticamente decine di fascicoli relativi ad altri fatti di sangue inquadrabili negli scontri a fuoco dei primi anni 90 in Calabria e in nord Italia, nei territori di Reggio Emilia, Cremona e Mantova.
Le indagini confermano quindi che già all’alba degli anni ’90, Reggio non solo era terra di mafia: ma anche un terreno su cui si è combattuta una sanguinosa guerra di mafia. In particolare, le conferme al racconto di Valerio e Cortese sono state trovate attraverso l’esame dei tabulati telefonici utilizzati dagli indagati nel 1992, dall’identificazione di compagne e amanti dell’epoca, la ricerca dell’autovettura usata nel blitz del ‘92, lo studio delle cartine topografiche dell’epoca: gli elementi hanno portato alla ricostruzione di un quadro indiziario ritenuto solido e robusto dal Gip di Bologna. Ad esempio, è stato ricostruito il percorso effettuato dal commando responsabile dell’omicidio Ruggiero, che aveva imboccato un ponte oggi non più esistente. Oltre ai tre arrestati vi sono altre due persone indagate e già perquisite.
