Grande folla e tanti campioni per il saluto ad Alfredo Martini

Sesto Fiorentino – Alla morte di Fiorenzo Magni, il “Leone delle Fiandre”, Alfredo Martini disse : Siamo molto tristi, ma sereni perché ora Fiorenzo è insieme a Girardengo, Binda, Guerra, Coppi, Bartali, Ballerini ed agli altri grandi personaggi del ciclismo che, come lui, hanno scritto la storia di questa sport. E sarà sicuramente felice in mezzo a tanti vecchi amici”.

Facendo tesoro di questo frammento di saggezza, al dolore del momento per aver perduto un uomo del valore quale Martini, deve corrispondere tanta serenità pensando che ora anche lui ha raggiunto tale invidiabile compagnia. E sarà felice di aver ritrovato quei campioni e quei personaggi con i quali ha trascorso praticamente tutta la sua vita terrena.

Una sensazione giusta. Lo conferma la folla che questo pomeriggio, largamente oltre il migliaio, si è ritrovata nel centro storico di Sesto Fiorentino per rendere l’ultimo omaggio a questo indimenticabile personaggio ed accompagnare la salma nei duecento metri esistenti dalla sala consiliare del Comune di Sesto, nella quale era esposta da ieri, alla Pieve di San Martino per il rito funebre. Forse lungo quei duecento metri sono scaturiti i sentimenti più profondi, concentrate le maggiori emozioni, il tratto più coinvolgente.

La salma è uscita dal Palazzo comunale portata a spalle da Francesco Moser, Maurizio Fondriest, Giuseppe Saronni e Moreno Argentin cioè coloro che sotto la guida di Martini hanno conquistato il titolo mondiale. Mancava solo Gianni Bugno, due maglie iridate, che in Germania per motivi di lavoro ha inviato solo messaggi e telefonate ai familiari dello scomparso. A sorreggere la bara anche altri due ex campioni Paolo Bettini e Michele Bartoli.

Il corteo era aperto da una staffetta motociclisti dei vigili di Sesto seguito da diversi gonfaloni tra i quali quelli della Regione Toscana e dei Comuni di Sesto, Firenze, Barberino di Mugello, Montecatini Terme, Signa, Larciano, Camaiore, Calenzano, Castagneto Carducci, Serravalle Pistoiese. Tra gli altri anche il vessillo del Club Glorie del Ciclismo Toscano con il presidente Roberto Poggiali.

Quindi i ragazzi, in divisa sportiva, della Ciclistica Sestese precedevano il feretro, mentre subito dietro accanto alle figlie Milvia e Silva, ai nipoti, generi, gli altri componenti della famiglia Martini; qualche decina di sindaci con la fascia tricolore; numerosi personaggi dello sport e della politica ed infine un gran pubblico. Il corteo avanzava lentamente tra gli applausi infiniti di due fitte ali di folla. Momenti di grande emozione.

In chiesa per il rito funebre ha trovato posto solo un piccola parte dei presenti. Il grosso del pubblico ha sostato nella piazza antistante la Pieve in attesa della fine delle funzioni recitate da più sacerdoti tra i quali i padri carmelitani Raffaele Duranti e Agostino Gelli del Monastero di Santa Lucia alla Castellina (Firenze)

Durante la funzione hanno preso la parola prima il sindaco di Sesto Sara Biagiotti, poi i tre nipoti di Martini; il neo commissario tecnico Davide Cassani, quindi i giornalisti Marco Pastonesi e Gianni Mura.

Conclusa, dopo un’oretta la funzione, dalla chiesa la bara è stata trasportata al cimitero di Sesto dove nei prossimi giorni verrà cremata e le ceneri saranno sistemati nel loculo che ospita la moglie di Martini. Il consiglio comunale di Sesto discuterà eventuali iniziativa da prendere tra le quali la proposta di dedicare una strada ad Alfredo Martini.

Cercare di citare alcuni tra il migliaio di persone presenti è impresa disperata. Comunque proviamo partendo da Vincenzo Nibali vincitore dell’ultimo Tour de France; gli ex corridori professionisti Andrea Tafi, Ercole Baldini, Fabrizio Fabbri, Luca Scinto, Franco Bitossi, Franco Chioccioli, Vittorio Adorni, Primo Mori, Wilmo Francioni, Giancarlo Ferretti.

Renato Di Rocco presidente della Federciclismo; Andrea Bresci presidente del Museo di ciclismo Bartali di Ponte a Ema; Ivano e Brunello Fanini di Lunata di Lucca, sponsor delle loro squadre ciclistiche; i rappresentanti delle società CC. Appenninico di Borgo San Lorenzo;  Fontanini presidente dell’Associazione organizzatori di corse; la Ciclistica Sestese con il presidente Pasquale Gasperini ed il direttore sportivo Gianluigi Parenti; la Ciclistica Pratese; Mauro Vegni direttore del Giro d’Italia; l’ex campionessa lituana Pucinskaite; Vannucci e Salemmi della Ruini pallavolo. Insomma una lista senza fine.

Come senza fine è l’elenco dei messaggi arrivati attraverso diversi organi di comunicazione. Ne citiamo uno per tutti quello dell’inglese Brian Cookson presidente della Federciclismo internazionale. “Mi ha molto rattristato – dice, tra l’altro, Cookson – apprendere la morte di Alfredo Martini figura estremamente importante nella storia del ciclismo italiano. A renderlo famoso è stato il periodo in cui ha diretto la nazionale azzurra. Conquistare per l’Italia sei titoli mondiali è stato un traguardo incredibile, un risultato magnifico. Come aver guadagnato la nomina di presidente onorario della Federazione ciclistica Italiana. Insomma Martini mancherà molto al mondo del ciclismo”.

Mentre gli sguardi di tutta la folla erano fissati su quella bara collocata vicino all’altare è stato facile rivivere mentalmente una sintesi della vita di questa icona dello nostro sport. La sua adolescenza vissuta tra tante ristrettezze (il padre era operaio alla Ceramica Ginori); il suo primo lavoro come operaio alla Pignone; la sua prima bicicletta da corsa.

Il suo debutto come allievo, le sue prime vittorie quasi sempre per distacco perché non era un velocista. I primo soldini guadagnati con sudore militando, al pari di Fiorenzo Magni, nella squadra dilettanti di Montecatini Terme. Poi il professionismo. Era un corridore da gare a tappe quindi il suo campo di battaglia era segnatamente il Giro d’Italia (dieci volte tra i primi dieci, un giorno anche maglia rosa).

Con i soldi guadagnati partecipando a tante edizioni della corsa rosa acquistava la casa, sicuramente modesta, a Sesto dalla quale non si è più distaccato. Il matrimonio con Elda (viaggio di nozze, un paio di giorni, a Montecatini Terme); l’apertura di un negozio di abbigliamento in Piazza del Comune a Sesto che era pure un punto per ricevere suggerimenti per altri giovani corridori come Franco Bitossi allora dilettante dell’US. Porta Romana.

Quindi una doppia esperienza, negli anni sessanta, da direttore sportivo. Prima con la Ferretti di Capannoli di Pisa e con Gosta Pettersson vinse il Giro d’Italia del 1971; poi alla Sammontana di Empoli guidando tra gli altri Franco Bitossi. Poi l’incarico di commissario tecnico della nazionale ruolo ricoperto per 23 anni totalizzando sei titoli mondiali, sette medaglie di argento ed altrettanti di bronzo. Infine consigliere del presidente Renato di Rocco ed uomo immagine del ciclismo italiano presenti in congressi, assemblee, riunioni di dirigenti e corridori. Ruolo che ha assolto alla grande fino alla fine dei suoi giorni.

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