
Sergio Vacondio
Domenica ha preso il via il Grand Prix di corsa su strada, patrocinata da Uisp di Reggio Emilia. Scenario di questo primo appuntamento del calendario podistico, che prevede 3 prove per ciascuna tipologia di difficoltà (Corsa in linea, corsa in salita e Mezza Maratona), è il velocissimo tracciato di Castelnovo Sotto, il mitico “Gran premio del Castlein”, arrivato alla suo decimo anno. La gara prevede 11 km da percorrere tutti d’un fiato, su un percorso assolutamente piatto e quasi totalmente su asfalto (solo 1 km su sterrato ghiaioso).
Vari i protagonisti della competizione: primo il tempo atmosferico, che inizialmente ha fatto sicuramente desistere i più dal partecipare, tant’è che si sono presentati al via per la competitiva solo 160 atleti, poi, con un vento fastidioso e pungente, ha condizionato il passo degli atleti, ormai fradici per la pioggia battente, nei lunghi rettilinei. Personalmente, visto il mio livello di preparazione, e il ritmo sostenuto nei settori privi di vento contrario, ho quantificato più meno una perdita di 10/15 secondi al km. Ma il vero fenomeno della giornata è stato lo speaker, di cui ignoro il nome, ma che, per i più affezionati, è da non confondersi né col logorroico Brighenti, né con l’eclettico Morselli, questi ultimi di tutt’altra caratura. Il signore, abbastanza avanti con gli anni e che indossava i colori ufficiali del Uisp, ha esordito, con il suo megafono, imprecando verso i due, dico due, genitori dei bambini che hanno partecipato alle gare collaterali giovanili, su percorsi brevi (in pratica il giro della piazza), rei di intralciare il tracciato. Vi posso assicurare che per il numero dei bambini e per le dimensioni della sede stradale poteva passarci anche la Tav. Ma il meglio di sé l’ha dato nell’ indirizzare noi atleti verso la linea di partenza, intimando al disordinato manipolo di podisti di posizionarsi dietro la riga bianca disegnata sull’asfalto.
Subito gli ubbidienti runners si sono collocati, secondo memoria, dietro la linea con fronte rivolta in direzione del senso di corsa tenuto negli anni precedenti, in quanto non espressamente indicato dal lungimirante organizzatore (sai com’è, dire solo “dietro” ad una riga ovviamente dà adito a doppia interpretazione). Qui parte il siparietto: lo speaker, come sempre indispettito, si mette in coda ai podisti e, urlando, ripete cento volte la stessa frase: “Dietro la riga bianca!”, questa volta assistendo la disposizione con ampi segni delle braccia ad indicare la direzione opposta al senso che si credeva di avere.
Va bene, ora ci risistemiamo e ci poniamo sempre dietro alla linea ma girati dall’altra parte, ma non ti arrabbiare, sai, secondo noi prima non era molto chiaro. Beh, ma anche questa volta non va bene?
Il megafono tuona di stare “dietro e non davanti” la riga e, tra ilarità e podisti indispettiti dalla poca chiarezza delle informazioni elargite, ci rimescoliamo, tornando alla posizione iniziale che già avevamo assunto pochi minuti prima. C’è chi vorrebbe partire con la gamba destra dietro la linea e la gamba sinistra pure, a cavallo, tanto non si capisce.
Bene dopo attimi di sconforto, l’ufficiale Uisp riesce a farsi capire e siamo pronti al via. Ecco lo sparo, ma nessuno parte. La prima fila di podisti è ancora ferma dietro alla ormai celebre riga (quella che si è “pippato” lo speaker invece è ormai sparita da tempo): io penso subito che l’anziano organizzatore si sia puntato lo starter alla tempia ed abbia deciso di farla finita, mentre in realtà ha dato solo l’avvio della prova di Nordic walking, disciplina nuova, un misto tra camminata e sci di fondo. Mi metto sulle punte delle scarpe per scorgere la partenza emozionante di questo sport alternativo e non vedo nessuno, anzi no, uno c’è, eccolo partire con passo spedito con le sue racchette da sci verso una probabile vittoria! Ovviamente l’unico partecipante va rispettato, ma se fossi stato in lui, mi sarei sentito un tantino sfigato a partire con lo sparo, da solo, senza avversari con cui confrontarmi. Spero solo per lui che non si sia ritirato, visto che volevo cercare il suo nome e non ho trovato neanche uno straccio di classifica.
Chiudo con un pensiero per Paolo Ponzo, ex calciatore di Reggiana, Modena e Spezia , deceduto in queste ore durante la gara podistica Maremontana. Rimango veramente basito davanti ad eventi del genere: da calciatore professionista era un instancabile galoppatore di fascia, con un cuore grande così, capace di percorrere centinaia di volte, di scatto, la lunghezza del campo e tenere per tutta la gara, dedito al sacrificio e per questo non poteva non avvicinarsi, a fine carriera, al mondo della corsa. Quante volte l’ho visto alle Caprette fare una corsetta fuori dagli allenamenti ordinari della squadra, oppure con moglie e figli percorrere gli sterrati delle nostre colline in Mountain Bike. Addio Paolino, sei stato un mio idolo, per spirito di sacrificio, per come ti comportavi in campo e fuori, per come hai sopperito a lacune tecniche con volontà e determinazione, per poi diventare uno come me, uno come noi, un podista, con la voglia di mettersi in discussione ogni domenica su un percorso diverso. Ciao Paolino, macinatore di chilometri.