Gran finale di mercato, ripartono le speranze viola

Pistoia – Dopo Roma mi era preso lo scoramento. Avevo visto la solita Fiorentina, pregi e difetti. E alla delusione per la sconfitta si era aggiunta quella per l’interruzione delle trattative su Fernando e su Stambouli. In un’ora, la dirigenza viola mi ha ridato gioia e speranza. Ritenevo fondamentale apportare correzioni al centrocampo. Non potevamo ricominciare con quel tiqui taca scontato e improduttivo cui ci eravamo rassegnati l’anno scorso per mancanza di alternative nel gioco d’attacco.

Senza punte di ruolo e senza peso offensivo, dovevamo forzatamente tener palla, farla girare, a volte in modo estenuante, per cogliere l’attimo di un inserimento felice, di un uno-due perfetto, di un affondo personale improvviso di Borja o di Cuadrado; ma quel tener palla era soprattutto difesa, paura delle ripartenze avversarie, scelta tattica per non mettere le partite sul piano della velocità e della prova fisica. Era un modo di congelarle per rischiare il meno possibile. Quel gioco, se esaltava le qualità di un Borja e di un Pizarro, non era però per Ilicic, per Joaquin, per Matri. Solo i fuoriclasse possono fare qualcosa di utile da fermo. Gli altri, nel calcio moderno, hanno bisogno di spazi, di corsa, di caricare il fisico per l’azione potente e per liberare il tiro.

Montella lo sapeva che non potevamo ricominciare così, o almeno che ci voleva un’alternativa a quel gioco. Due centrocampisti di peso, abituati al pressing, con buone doti tecniche, ma soprattutto con un gran fisico, potevano creare l’alternativa. Io ho immaginato un Montella che, consapevole dei problemi di Rossi, inventava un 4-2-3-1, con due centrocampisti a far argine (Fernando e Stambouli, ma vanno bene anche Badelj e Kurtic), tre mezzali (Cuadrado, Marin e Borja) con davanti Gomez. Ottima soluzione. Squadra europea, finalmente sciolta nel gioco d’attacco, e con una buona garanzia di copertura, data anche la duttilità e l’intelligenza nel leggere le partite da parte di Borja.

Con Richards terzino di fascia, indispensabile quando c’è da attaccare, la Fiorentina si è praticamente assicurata due squadre. Non è escluso che una venga più che altro “provata” in Europa League e che l’altra, via via aggiornata con qualche inserimento (vedi l’Alonso di Roma), sia ancora la squadra “titolare” per il campionato. In ogni caso, non vedo tra le grandi (e scrivo la parola con compiacimento e orgoglio, oltreché con convinzione) una squadra completa e ricca nella rosa come la Fiorentina.

Grazie alla nostra dirigenza e ai nostri splendidi talent scouts. A questo punto non c’è che da invocare un po’ di fortuna. Possibile che la Juve prenda un diciottenne a costo zero che diventa subito decisivo all’esordio, e che noi, appena illusi di aver indovinato un bravo giovane sconosciuto, lo si veda al primo pallone toccato perderci la partita? Possibile che la Fiorentina ogni anno debba rimandare un giudizio sui vari Rebic, Wolski, Vecino, come ha fatto in passato per Romulo, Babacar, Neto, senza aver mai la fortuna di veder sbocciare un talento subito, senza prove d’appello? È questo che chiedo alla sorte.

La società viola ha mostrato ampiamente le sue capacità e anche la sua munificenza. Ora tocca alla dea togliersi le bende e riconoscere che per due anni ci ha negato quello che meritavamo e che oggi meritiamo sempre di più: un posto in champions.

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