Distinguiamo il breve dal lungo periodo. Nel breve sono sicuri un taglio di oltre 6 miliardi di euro per l'anno prossimo, che crescerà a 9 ed a 11 nei due anni successivi; in compenso, gli Enti locali potranno usare la leva fiscale con maggiore intensità e libertà di manovra, affiancando lo Stato nella lotta all'evasione. Nel medio lungo periodo invece ci aspettano le riforme strutturali, ovvero l'abolizione delle Province e le Unioni dei comuni.
La prima parte della manovra era prevedibile, anche se lo Stato ha fatto la parte del leone, come sempre è successo, penalizzando più i Comuni che i Ministeri: è noto infatti che questi ultimi, essendo al riparo della domanda sociale dei cittadini, hanno margini di inefficienza ben maggiori di quelli dei Comuni. Purtroppo i tagli ai bilanci comunali non hanno effetti neutrali, ovvero impattano sui settori “meno difesi”; quindi i settori tutelati reggono l'urto meglio di quelli deboli: la spesa sociale, la ricerca si difendono peggio delle inefficienze organizzative, difese dai dipendenti e dai dirigenti.
Quanto alla politica fiscale locale, essa dovrebbe avere un ruolo del tutto diverso da quello previsto dalla manovra. Non dovrebbe essere sostitutivo, usato cioè per poter dire che lo Stato non ha messo le mani nelle tasche degli italiani, ma piuttosto integrativo, per finanziare i servizi aggiuntivi (in quantità e qualità) desiderati da quella specifica comunità. Ma queste ultime sono regole auree del vero federalismo, che poco hanno a che fare con quello che si sta costruendo in Italia….
E veniamo all'articolazione dei poteri locali. Abolire le Province, in sé, non serve a nulla. Tutti e tre i livelli di governo locale italiani sono infatti mal costruiti e la riforma dovrà essere globale per essere seria. Le Regioni sono troppe (per la Fondazione Agnelli 13-14 basterebbero) e la loro autonomia dovrebbe essere uguale, per poi magari differenziarla sulla base della capacità dimostrata ad autogovernarsi. Quanto al livello locale, francamente, sono più assurdi 8000 comuni che 100 province. Quindi i due livelli vanno completamente ripensati e “fusi”, creando delle “comunità” (non un ente intermedio, quindi) che potrebbero essere in tutta Italia circa 500 (una trentina in Toscana, quindi), sostituite dalla Città metropolitana nella diecina di grandi città esistenti.
Ma questo si realizzerà mai? Improbabile!
Intanto una cosa buona sta succedendo, ed è il processo di aggregazione dei comuni in Unioni, già previsto dalla legge, su cui in Toscana si sta già lavorando e che può essere un modo di sperimentare soluzioni future più avanzate. Ovviamente, esso procede tanto più velocemente là dove la consapevolezza e la maturità degli amministratori sono più elevate. Non nell'area fiorentina,
quindi…..
Giovanni Maltinti