Canpi Bisenzio – Tamburi di guerra sonano dalla Gkn, fabbrica occupata, 422 lavoratori direttamente licenziati, altri dell’indotto indirettamente senza lavoro, 500 persone almeno legate alla decisione della multinazionale legata al fondo finaziario Merlose di delocalizzare e chiudere. Ma stavolta i tamburi rullano anche nei confronti della Cgil, rea, secondo gli operai, di preoccuparsi delle “ricadute congressuali di questa nostra lotta. Che pena”. E’ tutto nel documento approvato dall’assemblea dei lavoratori della Gkn, che tirando le fila della situazione, tira anche questa sberla al sindacato.
Il documento per fare il punto della situazione è apparso nella pagina Facebook Collettivo di Fabbrica dove si legge: “Al nostro fianco ci sono e ci sono stati delegate e delegati, lavoratrici e lavoratori di svariate organizzazioni sindacali e di ogni tipo di categoria e area della Cgil. L’hanno fatto per la naturale comprensione di come questa lotta possa segnare il futuro di tutti. E oggi ci rivolgiamo con franchezza a loro”.
La spinta a “guardare in faccia alla realtà” induce gli operai a dire che, “dopo una fase iniziale, questa nostra lotta non è stata più né seguita né accompagnata dalla Cgil. Ci piacerebbe dire il contrario, ma così non è. E troppi fatti ormai lo dimostrano. Forse più di uno tra i nostri dirigenti aveva pensato, sperato o calcolato che avremmo ceduto firmando la cessazione d’attività. E forse più di uno pensa che non ci sia altro da fare che cedere”. Dunque, i lavoratori tornano alla conclusione maturata nel corso della manifestazione dello scorso 18 settembre, ovvero la proclamazione di uno sciopero generale. Una richiesta che deve partire e si deve diffondere dal basso.
La battaglia della Gkn non è una battaglia a se’. “C’è un unico filo che ci collega alle piazze per la giustizia climatica, alle mobilitazioni studentesche, alle altre vertenze come Alitalia, Texprint, Gianetti, Whirlpool, ma anche alla lotta contro il lavoro precario, per un salario minimo e per l’abbassamento dell’età pensionabile. Se segui questo filo e lo tiri, ci porta tutti nella stessa piazza. E il mezzo per raggiungere questa piazza si chiama sciopero generale. Ma non ci sarà alcuno sciopero generale di massa se non saranno le lavoratrici e i lavoratori del paese a chiederlo, a viverlo, a prepararlo”.
Un autunno di lotta, aggiungono, “per noi non è una scelta. E’ un obbligo. Voi invece cosa scegliete di fare? E soprattutto siete sicuri di avere realmente ancora una scelta? E’ l’ora di rivolgere insieme a tutte le nostre organizzazioni e a chi le dirige una domanda banale: sciopero generale, se non ora, quando?”.
La capacità includente della lotta messa in atto dalla Gkn non può non captare anche le istanze del mondo studentesco. Così, annunciando che i lavoratori parteciperanno allo sciopero generale del sindacalismo di base dell’11 ottobre, un appello viene lanciato verso il mondo degli studenti con l’augurio “che la prossima data di mobilitazione della Gkn coincida con una data di sciopero studentesco. In questa nostra vicenda è arrivata l’ora dell’unità tra studenti e lavoratori”. Scioperi per il clima, afferrato il filo rosso che lega le mutaizoni climatiche al lavoro: “Abbiamo assistito a una manifestazione di 50.000 persone a Milano per la giustizia climatica. Come noi, quella piazza rifiuta ogni contrapposizione tra rivendicazioni sociali e ambientali. Avete provato a usare la transizione climatica per giustificare i licenziamenti nell’automotive. E avete ottenuto solo la nostra saldatura con le lotte per il clima”.