Il Giovane Favoloso: storia di un’anima libera e ribelle

Firenze –  “È un poeta che parla a chiunque senta l’urgenza di rompere le gabbie che dall’adolescenza in avanti tutti noi percepiamo intorno: la famiglia, la scuola, la politica, la società, la cultura. Le mediazioni, le ipocrisie con cui siamo costretti a fare i conti lui non le tollerava e finiva per rompere queste gabbie una ad una rendendosi la vita, inevitabilmente molto scomoda. Leopardi parla a chiunque sia giovane, non solo anagraficamente, proprio per la spinta verso la libertà che lo caratterizzava”.  Così Mario Martone, presentando il suo ultimo film “Il Giovane Favoloso” sulla vita di Giacomo Leopardi.

Dopo il successo alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e dopo la proiezione a Recanati di domenica 12 ottobre, arriva nelle sale “Il Giovane Favoloso”.  Al pari di Mozart con suo padre Leopold, Giacomo Leopardi è un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo orgoglioso e implacabile del padre, il conte Monaldo, dentro una casa che è una biblioteca. Giacomo non esce mai di casa, intorno a sé ci sono solo libri, e oltre i libri le alte mura della cittadina di Recanati. Dentro quella biblioteca la mente infinita di Giacomo cerca spazio, impara tutto e tutto padroneggia, ma la biblioteca è una prigione: per quanto in quelle pagine si legge di tutto l’universo, l’universo è fuori, lontano, irraggiungibile. Giacomo cerca disperatamente contatti con l’esterno. Entra in corrispondenza con Pietro Giordani, un letterato che intuisce la gigantesca statura poetica di Leopardi. Nasce una grande amicizia.

Intanto in Europa il mondo cambia, scoppiano le rivoluzioni. A 24 anni lascia finalmente Recanati. L’alta società italiana gli apre le porte ma Leopardi mal si adatta alle ipocrisie dei salotti e rifiuta ogni offerta di lavoro che possa ingabbiare la sua libertà di pensiero. A Firenze si coinvolge in un triangolo sentimentale con Antonio Ranieri, l’amico napoletano con cui convive da bohémien, e la bellissima Fanny Targioni Tozzetti.  Antonio Ranieri è più giovane di lui, è un rivoluzionario in fuga, bello, romantico, patriottico. Ranieri capisce la grande statura dell’amico e lo assiste con devozione, mettendo su carta i versi che Giacomo gli detta.

Si trasferisce infine a Napoli, le case dove Giacomo convive con Ranieri si trovano sempre in quartieri popolari, i cui vicoli sono pieni di gente che vive per strada. Ma Leopardi ama Napoli e la sua sfacciata realtà. Preferisce intrattenersi con gli uomini e i ragazzi che popolano le osterie piuttosto che con gli esponenti della società intellettuale napoletana, ai quali dedica versi fulminanti. Sa ridere Leopardi, a dispetto della disperazione che anima la sua scrittura, sempre più lucida e straordinaria. Nietzsche, considerandolo il più grande creatore di stile poetico dell’Ottocento, accosterà Leopardi a Chopin, per il modo in cui guarda e adora la bellezza.

Scoppia il colera. Giacomo e Ranieri compiono l’ultimo pezzo del lungo viaggio, verso una villa immersa nella campagna, alle pendici del Vesuvio. Il monte sovrasta la casa, con le sue colate immense, il fumo nero che avvolge tutto, Pompei ai suoi piedi. Leopardi scrive “La ginestra”, la lunga poesia in cui racchiude il suo pensiero, avvolgendo l’esperienza umana, la storia, la natura, il cosmo in un unico flusso il cui termine ultimo è il silenzio.

Il Leopardi di Martone è “essenzialmente un ribelle, un uomo nato alla fine del Settecento quasi per caso poiché il suo pensiero era un pensiero mobile, che non apparteneva al suo tempo: ha una natura antica che però sa guardare molto in avanti – spiega il regista – Tutto quello che scrive Leopardi è autobiografico”.

“Abbiamo scritto la sceneggiatura del film- precisa il regista- attingendo agli scritti del Poeta e all’insieme del suo epistolario. Affrontare la vita di Leopardi significa svelare un uomo libero di pensiero, ironico e socialmente spregiudicato, un ribelle, per questa ragione spesso emarginato dalla società ottocentesca. Dopo “Noi credevamo” ho voluto insistere con questo film nel tentativo di riportare alla luce pezzi del nostro passato, a mio avviso, preziosi per il presente, ma questa volta non si tratta di un film storico. Il Giovane Favoloso vuole essere la storia di un’anima, che ho provato a raccontare con tutta libertà, con gli strumenti del cinema”.

Nel cast del film, tra i tanti, segnaliamo: Elio Giordano (Giacomo Leopardi), Michele Riondino (Antonio Ranieri), Massimo Popolizio (Monaldo Leopardi),  Anna Mouglalis (Fanny Targioni Tozzetti), Isabella Ragonese (Paolina Leopardi).

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