Giornalisti: ne isola più il “sistema” della mafia

ipocrisiaPoche note a margine del seminario di formazione giornalistica di giovedì 24 marzo a Reggio Emilia sul processo Aemilia e l’informazione a sostegno della legalità. Detto della necessità, già palesata agli organizzatori, di aprire ben prima lo spazio dibattimentale (e non quando il brontolìo da fame dello stomaco dei convenuti sopravanza i decibel delle loro voci), specie in occasioni come queste dove si sciorinano gli exempla e si prefigura la possibilità di un confronto franco tra colleghi (fattispecie rarissima) e detto della doverosità di solidarizzare coi giornalisti minacciati a vario grado da veri o presunti mafiosi e/o da sedicenti jihadisti, non possiamo non aprire un altrettanto spiacevole capitolo del cahier de doleances così diligentemente sfogliato a proposito della scarsa sensibilità politico-istituzionale alla causa giornalistica. Ed è quello delle responsabilità interne al corpus professionale.

Ovvero, l’isolamento ai limiti dell’impossibilità di un reimpiego, che un numero sempre più nutrito di operatori dell’informazione di ottimo livello subiscono perché “scontano” divergenze con la cultura diciamo così dominante. Articoli contro il pensiero mainstream, lavori in media considerati di serie B, passaggi in uffici stampa “impropri”, gavette di decenni perché incapaci di adeguati atteggiamenti concilianti coi “capi” e/o con gli editori, mancanze di appropriate raccomandazioni di politici, imprenditori, vescovi o potenti di turno. Tutti costoro rischiano di stare perennemente in un eterno limbo dimenticati quando non emarginati dalla società che applica sul loro curriculum vitae atteggiamenti culturali e mentali che non divergono poi troppo (non fosse per la rilevantissima mancanza di risvolti penali) da quelli appunto contro cui ci scagliamo ogni giorno dai nostri rispettivi pulpiti mediatici.

L’isolamento omertoso cui spesso lasciamo questi colleghi che non hanno nessuna possibilità di ribalta e di solidarietà, ci interroga tutti sempre più profondamente sul rischio di una sconfitta morale di tutta una categoria.

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