Giacometti e l’Ombra della sera

Giacometti e l'Ombra della sera“L’Ombra della sera” e “Femme debout” si confrontano in una mostra a Palazzo Magnani di Reggio Emilia fino a domenica 13 ottobre, per poi trasferirsi al Museo Etrusco di Volterra dal 26 ottobre. “L’Ombra” è scultura etrusca del III secolo a.C.. La “Femme” opera dell’importante artista svizzero Alberto Giacometti, datata 1956. Spesso poste in relazione per la comune forma allungata, le due opere d’arte sottolineano una radice comune nel modellato, caratterizzato in entrambi i casi da una particolare sottigliezza. Giacometti ammise spesso il proprio legame con la statuaria antica, quella primitiva ed in particolare con quella etrusca, che ammirò perticolarmente e dalla quale subì una decisiva influenza.

Il confronto tra le due figure sottolinea una continuità nella rappresentazione, nonostante la distanza temporale che le separa.
“Ombra della sera” è il nome dato da Gabriele d’Annunzio ad una statuetta votiva bronzea ritrovata a Volterra: nome attribuitole perché evocativa delle ombre del tramonto. Essa raffigura un uomo nudo, dal corpo estremamente allungato il cui giovane viso, malgrado ciò, mantiene le naturali proporzioni. Per la particolarità del modellato e della rappresentazione della figura umana, possiede caratteri moderni. È immediatamente evidente (forse questa similitudine si affievolisce mano a mano che si osserva) la citazione che l’artista surrealista ne farà, molti secoli dopo, nelle sue famose “donne fiammifero”. Il critico d’arte Giuseppe Marchiori definì proprio quelle donne “ombre sottili stampate sul selciato di trachite“.

tumblr_Giacometti e l'Ombra della sera_1280L’opera di Giacometti abbandona però la superficie liscia: rispetto all’”Ombra della sera” si presenta più rugosa, catturandovi le impronte del proprio gesto artistico di modellazione. Rispetto all’opera di riferimento i lineamenti si mescolano, si confondono nelle sporgenze e rientranze della superficie intera. C’è il tormento e la lavorazione intorno alla figura, fino quasi ad annullarla, fino a renderla inesistente. E di nuovo è sottolineato da un lato il legame di dipendenza dell’arte contemporanea verso la produzione antica, con la quale si pone in continuità o alla quale si contrappone. Allo stesso tempo l’evoluzione nella rappresentazione si svela attraverso le superfici, che prendono sempre più le distanze dalla possibilità di riprodurre fedelmente l’immagine reale, senza sporcarla con l’emotività. Proprio però sul debito che l’arte novecentesca ha nei confronti di quella antica, persino rispetto a quella primitiva, si concentra l’esposizione a Palazzo Magnani. A testimonianza della ciclicità delle correnti artistiche, poiché nessuna opera è solamente figlia del proprio tempo.

Anna Vittoria Zuliani

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