Generazione (Mel)Neet

j72lqtpjjo-vaccata_aMa è vero, è tutto vero: è inutile che ci giriamo tanto intorno. Siete la Generazione Neet: se non trovate lavoro, è solamente perché non volete lavorate, che diavolo. Altrimenti, con tutti questi immigrati che ci rubano il lavoro, sarebbe un attimo: siete già sul territorio, parlate la lingua, vivete con mammà e papà, zacc! Il vucumbrà fottuto sul tempo, gli elefantini sulle spiagge li vendereste voi. Per dire, eh. Mica che ci sono solo gli elefantini. Ci sono anche gli asciugamani e i pareo. E le officine senza finestre e senza condizionamento in cui squagliare plastiche termoindurenti, e i cantieri in cui ti basta aprire la partita IVA per frequentare corsi di paracadutismo senza paracadute, e i campi di pomodori e le vigne in cui giocare felicemente a nascondino con gli ispettori del lavoro, unendo il ludico al miserevole. Insomma, se non volete lavorare è proprio solo perché non c’avete voglia. E questo nonostante tutte le ispirazioni che vi vengono fornite, eh, assolutamente imperdonabile.

Per esempio, perché non avete ancora comprato il libro di Steve Jobs sul come basta essere affamati e folli per inseguire i vostri sogni, prima che questi si voltino di scatto e vi facciano un mazzo tanto? Dentro ci sono un sacco di consigli utili sul come diventare ricchi e potenti dal nulla, partendo da un garage. Possibilmente un garage molto ben posizionato, tipo, in mezzo a tutti gli altri garage dei ricchi, con un papà direttore di banca pronto a finanziarvi e la Mecca delle imprese strampalate a portata di mano, con una linea di credito pronta per voi. Se non c’avete il garage giusto, ingegnatevi. Occupatene uno in una zona residenziale credibile, e che diavolo. Poi partite di spinta, rubate qualche brevetto, vendete prodotti che non avete ancora realizzato e investite tutto in una pubblicità martellante e sperate che il vostro ammennicolo diventi di moda, tiranneggiate e terrorizzate i vostri collaboratori, il gioco è fatto. E voi siete ancora al Collocamento: pigri, pigri. Oppure, guardatevi “The Founder”. E’ un potente stimolo a considerare come se ce l’ha fatta Ray Kroc, potete farcela anche voi; quello che veramente importa, sempre, è la determinazione. Pensate: una vita di fallimenti tanto oscuri da sfiorare l’oblio, anzi, da prenderci la residenza fissa. Milioni di chilometri macinati per portare il pane in tavola, una vita faticosa, squallida, priva di soddisfazioni, col sorriso da piazzista dipinto in faccia. Poi, a 52 anni, un’età in cui quasi tutti cominciano a considerare l’idea della pensione, il riscatto: con la giusta determinazione, potreste anche voi tradire amici, collaboratori, famiglia, ideali e diventare una ricchissima persona di merda a scapito di chiunque altro. Cosa vi impedisce di farlo? Gli ideali? Ma su, non scherziamo. E’ che non vi si è ancora presentata l’occasione, o vi hanno raccontate troppe favole perché siate pronti a ghermirla quando essa dovesse arrivare. Pigri, pigri.

Dovete farvi imprenditori di voi stessi. Partite oggi, non perdete ancora tempo a inviare i curriculum. Se la vostra impresa fallisce, pazientemente, di qui a cent’anni i vostri nipoti potrebbero raccogliere il frutto delle vostre fatiche e giocarselo in borsa perché non hanno più voglia di investire in idee e produzione; esattamente come hanno fatto i vostri padri, insomma, mangiandosi l’impresucola di famiglia. Siate previdenti: cominciate ora. Dal basso, umilmente. Possibilmente in una multinazionale, non importa quanto in basso. Da qualche parte, ve lo garantiamo, c’è già l’occasione in arrivo per voi. Magari è un boss in incognito come quello dei format americani scopiazzati orribilmente pure da noi; metti che l’idea passi, e da un momento all’altro pure voi potreste trovarvi ad avere a che fare col vostro Padrone che, sotto mentite spoglie, come il Califfo Harun Al Rashid delle Mille e una Notte, è lì con la tuta blu e la chiave della macchinetta per il caffè pronto a valutare cosa succede realmente nei suoi possedimenti, al netto del filtro di quei top manager che lui strapaga e che non servono ovviamente a un cazzo, salvo a dire che c’hai un manager – che ormai il caporeparto fa proprio anni settanta, come il cappotto di cammello. E allora, siate gentili con il vostro eventuale collega stempiato sovrappeso evidentemente fuori posto nel mondo del lavoro. Certo; magari è solo un altro disperato cinquantenne interinale che ha perso il lavoro ed é intrappolato in linea con voi all’imballaggio. Ma magari invece è il Padrone, che domani vi chiamerà a Sé dicendo, servo buono e fedele, io non ti ho mai filato di striscio e tu invece stai sempre col sorriso sulle labbra, ti tieni la pipì fino all’esplosione vescicale per poter produrre di più e farla in barba ai cinesi, e non hai nemmeno la tessera del sindacato; ecco, qui una promozione per farti lavorare di più e domani chissà, potresti essere al mio posto, tutto questo sarà tuo se non lo svendo prima o non lo chiudo per non pagare i fornitori, e se hai una mamma malata ecco un assegno per portarla in vacanza. Le ferie? Beh, adesso non esageriamo, mica siamo gli americani, eh.

Ma forse in assoluto l’ispirazione più bella e più grande potrebbe venirvi da come recentemente pubblicizzavano l’ennesimo docudrama sulla figura di Adolf Hitler: come si può partire dal nulla, senza soldi, senza amici, senza sedici lauree in ingegneria molecolare e un master a Cambridge, senza sponsor, senza cervello, senza voglia di fare un cacchio e, solo i virtù di una grande determinazione – per carità, la determinazione sempre – arrivare a diventare uno che tiene i destini di mezzo mondo tra le sue sudaticce e sfarfallanti mani, che neanche la Cuccarini. Dalle stalle alle stelle: persino meglio di Steve Jobs, se ci pensate bene. Chiunque, proprio chiunque può trovare la propria nicchia, insomma; mentre voi, a parte massacrarvi di curriculum e di code all’interinale, siete solo capaci di lamentarvi che non c’è lavoro. Massa di sfaticati.

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