Garante dei detenuti, ecco le carte in tavola

La figura di garanzia per la prima volta verrà eletta, non nominata

Firenze – Con il nuovo regolamento delle elezioni del garante dei detenuti, che attribuisce l’incarico attraverso la votazione del consiglio comunale, non più, come in passato, su nomina del sindaco, la questione diventa ancora più complessa per i giochi , le alleanze, il peso politico che mette sul tavolo, in particolare per Firenze, dove, almeno stando alla norma, il garante dei detenuti cittadino, Eros Cruccolini, è giunto al termine del secondo mandato e dunque non è più rieleggibile.

L’atto su cui stiamo riflettendo, ovvero l’elezione invece della nomina del nuovo garante dei detenuti, è stato uno degli ultimi (se non l’ultimo) atto messo in essere dalla scorsa consiliatura. La logica sottesa alla scelta di trasformare il garante da organo nominato a organo eletto, è quella di attribuire più peso per quanto riguarda le sue attribuzioni di organo di garanzia. L’iniziativa, lanciata dal consigliere di Spc Dmitrij Palagi, ebbe largo appoggio trasversale in consiglio. Del resto, è regola generale per quanto riguarda i garanti , dal momento che, essendo organi di garanzia, abbisognano di un consenso diffuso e misurabile per esercitare in modo concreto la loro funzione di organi terzi. E soprattutto, prendere decisioni che influenzino concretamente le sorti di coloro che tutelano.

Dunque, al primo punto della questione, va da sé che il primo garante eletto e non nominato dovrà stringere intorno a sé i nodi di un’accordo che vede le forze politiche esprimere il loro gradimento, anche al di là dei meri numeri, che in ogni caso possono “imporre” un garante, ma gli tolgono, se tutto diventa una questione di pura aritmetica, quella autorevolezza che è necessaria alla figura; debolezza tollerabile finché si tratta di figura nominata, meno quando si va a testare il consenso politico.

Se questa è una prima, necessaria osservazione, il gong dell’avvio della battaglia è già suonato. Si tratta di una battaglia lunga, in cui ci sono due aspetti: il primo, quando sarà pubblicato il bando e dunque quando scade il mandato dell’attuale garante, Meglio: la scadenza formale dell’attuale garante comunale dei diritti dei detenuti, Eros Cruccolini, è di questi giorni; ma la scadenza concreta potrebbe essere più lunga, dal momento che si potrebbe entrare in fase di prorogatio. La decisione se prorogare o meno i poteri del vecchio garante (nominato da Nardella) , è in mano al sindaco, ovvero, in questo caso, a Sara Funaro.

Secondo la dottrina prevalente, il ruolo di garante si può ricoprire due volte, tertium non datur. Cruccolini, che sa bene tutto ciò, sembra che abbia già dato il via a una nuova corsa, ovvero quella che lo porterebbe a coprire lo stesso ruolo, ma in Regione. Voci di corridoio infatti suggeriscono che l’attuale garante dei detenuti abbia già cominciato a sondare il Pd per capire la temperie in cui potrebbe muovere riguardo un suo passaggio non di ruolo, ma di istituzione, tenendo conto però che Giuseppe Fanfani, attuale garante regionale, è alla sua prima corsa. Ciò che ragionevolmente Cruccolini potrebbe cercare di sapere sarebbe se l’ipotesi che Fanfani non venga rieletto (anch’egli si trova a scadenza) abbia qualche fondamento. Ipotesi che potrebbe adombrare che sia già pronto un altro incarico per Fanfani, che è “gianiano” e che potrebbe tornare utile alla prossima campagna elettorale, che si prospetta molto combattuta per il Pd, anche in un altro ruolo. Naturalmente, non bisogna dimenticare che anche nel caso del garante regionale, il ruolo deve essere attribuito con le elezioni, il che rende fondamentale per Cruccolini, se davvero vuole presentarsi per il prossimo quinquennio regionale nelle vesti di prossimo garante dei detenuti, capire quale sia l’umore del Pd nei suoi confronti. E nei confronti della sua scesa in campo. In altre parole: su quali e quante alleanze Cruccolini potrebbe contare all’interno del Pd per lo svolgimento del ruolo di garante regionale dei detenuti? Nel caso poi queste garanzie non emergessero o non fossero così favorevoli, verrebbe da pensare che difficilmente la sindaca Funaro lo lascerebbe senza ruolo, non aprendo un periodo di prorogatio. Del resto, dopo un periodo di garanzia piuttosto incolore, proprio in questi giorni la vicenda della multa alla direttrice del carcere Antonella Tuoni, che ha sollevato uno scudo costituito dagli esponenti dem, ha dato modo all’attuale garante comunale di intervenire in prima fila a difesa della direttrice.

Il primo punto dunque di qualsiasi mano di carte circa il garante dei detenuti, deve tenere conto del futuro di Cruccolini. E, ovviamente, il futuro di Fanfani, il garante regionale, che potremmo dire che non abbia anch’egli senz’altro brillato per attività, nonostante le forti dichiarazioni a tratti lanciate sulla stampa cittadina, circa le condizioni inumane dei detenuti di Sollicciano e in altri istituti di pena toscani.

Intanto, cosa succederà, quando sarà pubblicato il nuovo bando, alla scadenza del mandato, tenuti presenti tutti i tempi tecnici, compresa l’ipotesi della prorogatio? Vengono presentate le candidature alla presidenza del consiglio.

Quali candidature? Qui si scatenano le ipotesi. Intanto, un’ipotesi che è tornata insistentemente sul tavolo in questi giorni è quella di Saverio Migliori, responsabile dell’area carcere e giustizia della Fondazione Michelucci, un nome che è molto frequente anche negli incontri pubblici o specialistici sul carcere (due giorni fa era relatore in apertura del mini convegno realizzato dalla Società della Ragione (riferimento Franco Corleone) a San Salvi , nel giorno della scomparsa di Margara.

Un’altra ipotesi potrebbe essere non un nome, ma un’associazione , ovvero l’Altro Diritto, in quanto è sua modalità non candidare il nome, ma il gruppo associativo. Naturalmente, in questo caso è necessario capire se la candidatura in questa forma può essere accettata. L’Altro Diritto è garante a San Gimignano. L’Associazione, se viene accettata la sua candidatura e viene eletta al ruolo di garanzia, delega poi essa stessa il membro che svolgerà il ruolo di garante; nel carcere di San Gimignano tale ruolo è svolto da Sofia Ciuffoletti, Mentre in base al regolamento regionale tale candidatura dell’associazione non è possibile, il regolamento comunale sembrerebbe non avere questo limite.

Altri nomi sul tavolo hanno un tono più spiccatamente politico. Da parte di Cecilia Del Re, ci si aspetta la candidatura Di Puccio: non è entrato in consiglio, è uno dei consiglieri che l’ha seguita nella diaspora dalla giunta Nardella, è stato consigliere per le carceri. si occupa di Sollicciano. Altra ipotesi guarda invece alla Regione, e alla possibile volontà del presidente Giani, a fronte della mancanza di alcun gianiano in giunta, di puntare al garante comunale anche in considerazione della sua natura, che vede il toccarsi delle due politiche, comunali e regionali . In questo caso, possibile la candidatura di Massimo Pieri, già consigliere speciale per un anno e mezzo di Eugenio Giani per il carcere. Pieri è anche il capolista della lista +
Europa a Firenze . Due piccioni con una fava insomma, che consentirebbe di premiare in qualche modo anche +Europa, ad ora a bocca asciutta.

Altra ipotesi, ad ora debole di convergenze, ma forte, fortissima di competenze, è quella di Massimo Lensi, ex militante radicale e attualmente presidente dell’associazione Progetto Firenze, Un passato di “militante delle carceri”, un presente che vede un voto in consiglio comunale (Dmitrij Palagi, Spc), Una candidatura ad ora debole, ma che ha grosse potenzialità di vedere formarsi una rete in ragione dell’autorevolezza del soggetto, anche rispetto alle altre candidature.

Il punto di merito è particolare, perché il Garante non va a fare politica, va a fare il Garante dei Detenuti, vale a dire quel lavoro di connessione fra l’ente che lo elegge, le politiche carcerarie e i tre istituti penitenziari fiorentini. I candidati hanno tutti profili diversi. Si va dalle convinzioni di rieducazione carceraria di Saverio Migliori (Fondazione Michelucci) , alla tutela dei diritti dei detenuti attraverso ricorsi, con dei percorsi meravigliosi, di l’Altro Diritto, al riparativismo di Massimo Lensi. Del resto, il problema di Sollicciano è talmente complesso che, chiunque diventi il prossimo garante, non può pensare di andare nel carcere fiorentino a guardare le cose che non vanno. Questa è senz’altro la prima tappa di un Garante, ma non si può pensare di farne denuncia e basta, magari facendo un lavoro sotterraneo che comporta poi l’attribuzione alle varie associazioni di scampoli di attività. Questo tipo di lavoro ora non basta più. Serve, ed è di tutta evidenza, una consapevolezza diversa. Sia da parte del Garante, cui non è fuor di luogo chiedere quale sia la sua idea di natura della pena, sia da parte della politica. Ma quest’ultima, finora, si dimostra assente. 

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