Fuochi d’artificio e gang, la sicurezza in città

La Fondazione Caponnetto: “Occorre studiare la notte per gestirla”

Firenze – Argomento sicurezza, ovvero uno dei temi più trattati i campagna elettorale, a fronte della crescente sensazione di insicurezza montante in città, conseguenza dei molti episodi di criminalità da strada che hanno funestato gli ultimi mesi. Non solo, anche le operazioni più complesse contro la presenza della criminalità organizzata nella nostra regione stanno segnando l’inizio dell’estete fiorentina.

A questo proposito, un vero e proprio vademecum colmo di proposte è stato presentato ieri in Santo Spirito in un incontro con la stampa promosso dalla Fondazione Caponnetto, da sempre in prima fila per quanto riguarda la situazione cittadina. Sulla questione, il presidente della Fondazione Caponnetto Salvatore Calleri ha le idee chiare.

Partendo dalla situazione di piazza Santo Spirito, una delle situazioni nevralgiche della città, i punti toccati sono: la gestione della notte, affrontare le gang ed i gruppi organizzati, andare a fondo per quanto riguarda i fuochi d’artificio.  

Tutti punti che scaturiscono dall’analisi che viene spiegata dal presidente Calleri: “Quando ci troviamo di fronte ad un disagio giovanile e all’eccesso di violenza anche per futili motivi e con una diffusione elevata di armi bianche, bisogna affrontare la questione sicurezza con una visione ampia che comprenda il trattamento del disagio, il trattamento delle, dipendenze,  il punire in qualche modo i responsabili, il recupero dei violenti”. Se queste sono le direttrici comuni a qualsiasi situazione di disagio, in questo tipo di processi “bisogna intervenire coinvolgendo vari soggetti istituzionali e sociali e soprattutto ove possibile le famiglie interessate. È necessario fare squadra”.

La Fondazione Caponnetto suggerisce come elemento utile per il recupero dei soggetti difficili e delle vittime di abusi, il coinvolgimento degli sport da combattimento/arti marziali. “Per quanto concerne le sanzioni, in aggiunta alle misure previste dalla normativa vigente,  un ricorso maggiore al daspo urbano avrebbe senza dubbio una funzione preventiva e deterrente”, dice Calleri. . 

Fra i punti, quello che preoccupa e disturba le sere fiorentine, sono senz’altro le gang e i gruppi organizzati, come si è visto proprio in Santo Spirito, ma come ormai si riscontra in quasi tutti i punti di ritrovo della notte fiorentina. “Quando ci si trova di fronte a situazioni complesse come gruppi organizzati/gang che possono essere di tipo e pericolosità diversa, occorre partire più che dal presidio fisso da quella che noi chiamiamo la “intelligence da marciapiede”. Si tratta di utilizzare le poche risorse disponibili al meglio, per capire i fenomeni criminali monitorando il territorio, non apparendo ma agendo alla bisogna, in questo caso con il supporto straordinario dei reparti – dice Calleri – ovviamente, nel caso in cui ci si trovi di fronte a gruppi criminali narcos, ovviamente bisogna affrontare la situazione in modo assai più completo e complesso.”.

Sempre collegato, un altro punto è quello della gestione della notte. “Per gestire le situazioni-tipo che si verificano in Piazza Santo Spirito (ed in generale in altri luoghi di ritrovo notturno) occorre innanzitutto studiare  come e quanto la città cambi volto durante la notte – spiega Calleri – la moderna idea di sicurezza nei luoghi pubblici deve partire dall’analisi degli spostamenti/trasporto dei lavoratori e degli utenti, di come si comportano e delle abitudini. Il tutto va poi messo a confronto con i residenti ed i comitati/associazioni/realtà esistenti sul territorio, facendo da ponte tra le varie situazioni”.

Infine, last but not least, il tema dei fuochi d’artificio. “A Firenze da alcuni anni si assiste in modo continuo, soprattutto ma non solo la notte, a numerose esplosioni di fuochi d’artificio per ben 250/300 volte l’anno. Più recentemente si sono aggiunte anche delle esplosioni forti simili alle bombe carta – dice Calleri – Firenze ci stiamo abituando e la situazione è assolutamente sottovalutata eppure abbiamo un precedente interessante e preoccupante”.

L’episodio cui si riferisce il presidente della Fondazione Caponnetto è il vero e proprio spettacolo pirotecnico che, nel 2020, “allietò” la zona di Porta al Prato, salvo poi scoprire, come ricorda Calleri, che era stato messo in piedi “per festeggiare l’uscita dal carcere di un boss della criminalità organizzata”. Dimenticando che “i fuochi non autorizzati sono sanzionabili ai sensi dell’art. 703 c.p.“, che recita : “Chiunque, senza la licenza dell’Autorità, in un luogo abitato o nelle sue adiacenze, o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara armi da fuoco, accende fuochi d’artificio, o lancia razzi, o innalza aerostati con fiamme, o, in genere, fa accensioni o esplosioni pericolose, è punito con l’ammenda fino a [€ 103,00]. Se il fatto è commesso in un luogo ove sia adunanza o concorso di persone, la pena è dell’arresto fino a un mese”.

Sulla questione, la Fondazione rilancia: “Occorre tenere conto in modo preciso delle volte in cui vengono sparati i fuochi e le zone da cui provengono; utilizzare per rintracciare i responsabili gli strumenti tecnologici a disposizione tipo le telecamere della control room per capire se ci sono delle strategie dietro; applicare ogni misura possibile nei confronti degli autori tra cui anche il daspo urbano”.

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