Funerali e maschere, il Maggio torna a farsi sentire

Firenze – Dietro le auto incolonnate in Piazza Gui per entrare nel Nuovo Teatro dell’Opera, spuntano le figure scure di due persone incappucciate: e preceduto dal rumore di zoccoli si fa strada un carro di legno. I due uomini sorreggono una bara in compensato, mentre a terra, dietro al carro, li segue un personaggio con una maschera dal volto putrefatto degna di qualche film horror.

A poco più di una settimana dal presidio fuori Palazzo Vecchio, i lavoratori del Maggio Musicale tornano a farsi sentire. Stavolta in un modo insolito, teatrale, come si addice all’occasione, inscenando il funerale proprio di quel Maggio che non è più come una volta e di cui hanno nostalgia. Il funerale metaforico dei 53 dipendenti in esubero, adesso “congelati” dalla legge Franceschini – costretti a una procedura di mobilità, con la perdita dei diritti contrattuali e della titolarità del rapporto di lavoro nella Fondazione.

cavallo maggio e ghisolfiI manifestanti – una trentina – avanzano fino all’ingresso del Teatro dove affluiscono gli spettatori eleganti per la prima de ” I Puritani”: qualcuno si ferma a fare una fotografia, qualcun altro chiede informazioni. Sono in sei o sette a srotolare lo striscione “Stanno facendo fuori il maggio” e a tenderlo di fronte all’entrata del palazzo e ai celebri cavalli rossi. Alcuni hanno portato delle maschere scherzose, di Shrek e IronMan. Tutti hanno i cartelli tondi appesi al collo, ognuno con un numero da uno a cinquantatré.

Da una settimana a questa parte, però, qualcosa si è mosso. Gli stipendi di Dicembre e la tredicesima sono stati erogati. Intanto sarebbero maturati quelli di gennaio, osserva Ghisolfi RSA CGIL, siamo sempre in ritardo di un mese. Ma non è questo il problema principale per cui si battono con tanta costanza le segreterie territoriali FISTEL-CISL e SLC-CGIL a fianco dei lavoratori, che stasera hanno indetto uno sciopero di un’ora dalle 20 alle 21. Da tempo hanno chiesto un incontro con il sindaco – che il 19 gennaio scorso, a detta dell’assessore Gianassi, si era dichiarato disponibile – soprattutto per sottolineargli le condizioni di incertezza in cui versano e ribadire la necessità di una presa di posizione chiara: “Una sede dove le istituzioni locali, il ministero, la Fondazione, le organizzazioni sindacali e Ales s.p.A. (la società ministeriale presso cui la legge Bray, adesso soppiantata dalla legge Franceschini, prevedeva che i lavoratori in esubero venissero assunti) definiscano le condizioni di garanzia economica e lavorativa”.

Inoltre il Maggio non ha più risorse, e non c’è ancora una società che, come invece era stato previsto, si occupi della sua gestione. Manca un patrimonio a cui attingere e mancano le strutture per lavorare adeguatamente.

 

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