Firenze – In occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che si celebra domani in tutta Italia Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, torna ad esternare la sua preoccupazione: “Oggi è il momento più difficile nella lotta contro la mafia da 30 anni a questa parte. Ciò che chi combatte realmente la mafia, noi insieme ad altri, temevamo è puntualmente avvenuto: la fine del cosiddetto doppio binario”.
“Per i non addetti ai lavori il doppio binario e quell’insieme di norme antimafia speciali nate con il sangue delle vittime – spiega Calleri – in parole povere la mafia vien trattata peggio dei criminali comuni. L’ergastolo per un mafioso era vero, ossia senza fine pena. Il 41bis era vero, ossia senza alcuna possibilità di mandare ordini all’esterno ed altro ancora. Oggi in nome di una sorta di buonismo pro mafia volontario, indotto oppure involontario, consapevole od incosapevole, il risultato non cambia, abbiamo de facto eliminato il doppio binario”.
Una scelta che non si può dire segua un sia pur temporaneo successo sulla potenza mafiosa. Anzi. “Eppure oggi la mafia è forte – dice Calleri – tremendamente forte. L’allarme lanciato più volte dall’Europol , dalla Dna, dalla Dia e da tutte le forze dell’ordine sull’attenzione da porre prima dello stanziamento dei recovery fund potrebbe essere un fulgido esempio di antimafia del giorno prima, ma temo rimarrà un grido nel vuoto. La sensazione è che in modo silente si sia scelto di riconvivere con la mafia”.